
A Misurata, la "città martire" libica stretta nella morsa dell'assedio delle forze di Muammar Gheddafi, è in atto "un genocidio" con i soldati del rais "che usano ogni tipo di armi, comprese quelle bandite" come le cluster bombs (le bombe a grappolo). Lo ha affermato oggi il capo del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) libico, Mustafa Abdel Jalil, in un'intervista con l'ANSA e il TG2. "Avete visto la sofferenza dei civili a Misurata? - ha chiesto Jalil -. Gheddafi li sta colpendo con armi bandite internazionalmente. Chiediamo alla Nato e specialmente all'Italia di incrementare gli attacchi contro le forze del rais che stanno attaccando e bombardando la città." Intanto una nave dell'organizzazione umanitaria "Medici senza Frontiere" che trasportava 85 libici evacuati da Misurata ha raggiunto, questa sera, il porto tunisino di Zarzis. 64 degli 85 libici, riferisce l'agenzia di stampa Tap, sono feriti, dieci di loro in modo grave. Al loro arrivo, alcuni dei libici hanno raccontato della "brutalità" degli attacchi contro i civili e confermato l'utilizzo, da parte delle forze armate di Gheddafi, di bombe a frammentazione. Mentre è sempre più alla luce del sole, nel porto di Bengasi, il flusso di mezzi carichi di aiuti e soldati diretti verso Misurata, ha constatato l'inviato ANSA sul posto. L'ingresso nel porto militari dei rinforzi e dei rifornimenti avviene ora anche durante le ore del giorno, mentre lungo la principale strada verso il porto continuano a sfilare quotidianamente convogli di Tir. I camion trasportano cibo e altri materiali celati da grandi teli, scortati dalle auto dei "militari" di Bengasi. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

