
Due anni dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi, il caos dilaga in Libia e, ancora una volta, ha preso di mira anche gli stranieri: nelle ultime 24 ore cinque membri dell'ambasciata egiziana a Tripoli sono stati sequestrati da gruppi armati e di loro, come dei due lavoratori italiani rapiti una settimana fa nell'est del Paese, non si sa più nulla. Nel frattempo dal Sud arrivano notizie sempre più tragiche di combattimenti sanguinosi che, secondo fonti ufficiali mediche locali, hanno provocato nelle ultime due settimane almeno 88 morti e 130 feriti a Sebha. Il ministero della Salute ha fornito un bilancio ancora più pesante: 154 morti e 463 feriti a Sebha e Ouerchefana. Gli scontri, nei quali sarebbero coinvolti anche sostenitori del regime gheddafiano abbattuto nel 2011 dai rivoltosi con l'aiuto dell'intervento internazionale della Nato, sono iniziati due settimane fa tra le tribù degli awlad suleiman e i tebu, la prima di origine araba e la seconda africana. L'esercito è stato dispiegato negli ultimi giorni nella regione del Fezzan e il governo ha dichiarato lo stato d'emergenza. Ma per ora la situazione resta fuori controllo. Intanto anche a Bengasi, nell'est libico che nel 2011 diede il via alla rivolta anti-Gheddafi ma che tuttora è preda di gruppi armati e miliziani di tribù e clan tra loro in perenne conflitto, sono state oggi segnalate due esplosioni: colpiti una scuola coranica e un edificio militare, casualmente senza vittime.
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