
È finito in un massacro - con un bilancio di almeno 11 morti (12 secondo altre fonti) e 35 feriti - una prova di forza fra miliziani ex ribelli anti Gheddafi e manifestanti nella irrequieta Bengasi. Qui le milizie, che operano su licenza del governo, la fanno spesso da padrone. Un giornalista dell'agenzia France Presse sul posto racconta che le violenze sono scoppiate quando centinaia di manifestanti, che chiedono il disarmo delle formazioni paramilitari nate durante la guerra civile (da sostituire con forze regolari dello stato), alcuni dei quali armati, hanno tentato di dare l'assalto a una caserma con l'intento di far sloggiare la milizia Scudo della Libia. "Mentre cercavo di andarmene - racconta alla Reuters un abitante di Bengasi - ho visto i dimostranti che lanciavano pietre, mentre l'altra parte rispondeva con le armi da fuoco". Negli scontri armati che ne sono seguiti, riferiscono fonti dell'ospedale Al-Jala del capoluogo della Cirenaica, "almeno undici persone sono rimaste uccise. Abbiamo inoltre accolto almeno 35 feriti", aggiungono le fonti. Secondo un cronista dell'emittente Al Arabiya, i morti sarebbero invece almeno 12. La milizia Scudo della Libia si è formata nel 2011 durante la guerra civile contro Muammar Gheddafi ed ha una regolare autorizzazione ad operare, come altre formazioni armate, rilasciata dal ministero della difesa di Tripoli. Del resto il governo di Tripoli, che stenta a districarsi fra le fazioni armate nate durante la rivoluzione ed espressione di interessi politici o tribali - e a volte anche criminali - spesso contrapposti, non è ancora riuscito a disarmare le milizie per reclutarle in un esercito e una forza di polizia nazionale. Spesso, anzi, è lo stesso governo a servirsi dei miliziani ex ribelli, per esempio, per sorvegliare le frontiere o per interporsi nei conflitti tribali. "La gente ha protestato perchè credono che le milizie minano la stabilità della Libia, che si può ottenere solo con un vero esercito e vera polizia", ha spiegato Ahmed Belashahr, un attivista anti-milizie locale. Lo scorso settembre c'è stato un rigurgito di rabbia a bengasi contro i gruppi armati dopo il sanguinoso assalto all'ambasciata Usa in cui morirono quattro persone fra cui l'ambasciatore americano, Chris Stevens. ATS
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