
Quello di ieri è stato un altro giorno di assedio e di sangue a Misurata, la città nella Libia occidentale in mano agli insorti anti-Gheddafi, ma sempre più bersaglio della controffensiva delle forze lealiste. Mentre a Tripoli il rais è tornato sotto i riflettori della tv di Stato. Secondo fonti degli insorti, si sono registrati almeno 30 morti tra i ribelli negli scontri a Misurata, concentrati sulla strada che conduce al porto, dove ieri in mattinata è attraccata una nave della Croce Rossa carica di forniture mediche destinate all'ospedale della città. Mentre la Nato - sempre secondo fonti degli insorti - ha colpito con raid aerei almeno quattro postazioni dell'esercito governativo e tra ieri e oggi, secondo quanto ha annunciato un portavoce a Bruxelles, ha distrutto 17 tank delle forze governative, 15 proprio a Misurata e due nella zona di Brega, più a est. "Devo dire che stiamo registrando un cambiamento positivo nelle forze Nato. Hanno bombardato almeno quattro siti delle forze di Gheddafi a Misurata", ha detto uno degli insorti, Mustafa Abdulrahman, al telefono con la Reuters. In effetti già l'altro ieri - come aveva anticipato anche il ministero della Difesa britannico - la Royal Air Force aveva bombardato cinque carri dell'esercito di Gheddafi nei pressi di Misurata e altri sette nella zona di Ajdabiya, nell'est del Paese, a soli 160 km da Bengasi, "capitale" della "Rivoluzione del 17 febbraio". Ieri inoltre gli insorti libici hanno violato la "no fly zone". La stessa Nato ha annunciato di aver intercettato un caccia Mig-23 pilotato da un ribelle obbligandolo ad atterrare. Nel primo pomeriggio era stato avvistato anche un elicottero militare con i colori della bandiera rivoluzionaria che volava da Ajdabiya verso ovest. Sempre ad Ajdabiya, le forze lealiste hanno bombardato stamani la periferia occidentale, provocando la fuga dei ribelli che cercavano di avanzare verso Brega, città di quel polo petrolifero conteso ormai da settimane. Poi una violenta esplosione, seguita da un'enorme colonna di fumo, ha scosso Ajdabiya, forse un raid della Nato ma l'Alleanza atlantica ha però smentito di esserne all'origine. Nel corso della giornata decine di automobili hanno lasciato la città, in direzione di Bengasi. E mentre sul terreno la situazione appare ormai da settimane in stallo, la diplomazia internazionale si muove in cerca di una soluzione politica o di un cessate il fuoco. Soluzione che, ha ribadito il Consiglio nazionale transitorio dei ribelli, non può prevedere che Gheddafi o uno dei suoi figli restino al potere. Il Cnt ha inoltre chiesto al Tesoro americano, attraverso l'ex ambasciatore di Tripoli Ali Aujali, di sbloccare i beni congelati del rais per poter finanziare la rivolta. Gheddafi intanto continua a ostentare sicurezza. Ieri è tornato a farsi vedere in pubblico, ripreso dalle telecamere della tv libica. Circondato dalle sue guardie del corpo, occhiali da sole e caratteristico mantello marrone, il colonnello ha visitato la scuola di Jeel al Wehda nella capitale, mentre gli studenti urlavano: "Solo Allah, Muammar e la Libia". L'ultima volta era stata lunedì scorso, quando era apparso, sempre sulla tv di Stato, mentre salutava i suoi sostenitori dal bunker di Bab al Aziziya. ATS
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