
Nel giorno della cruciale riunione del parlamento di Beirut per l'elezione del nuovo presidente della repubblica, l'incertezza più assoluta continua a regnare a Beirut nonostante un nuovo tentativo di mediazione venuto ieri dalla Troika comunitaria e una proposta dell'ultim'ora dell'ex generale cristiano Michel Aoun, oggi autorevole esponente dell'opposizione In visita lampo a Beirut, i ministri degli esteri italiano Massimo D'Alema, francese Bernard Kouchner e spagnolo Angel Moratinos, non sono riusciti a sbloccare lo stallo tra maggioranza anti-siriana e opposizione filo-Damasco guidata dal movimento sciita Hezbollah, ma si sono detti pronti a tornare in Libano in qualsiasi momento. La vigilia così è stata movimentata dalla proposta-ponte venuta da Aoun per le nomine parallele di un nuovo presidente della Repubblica ad interim e di un nuovo capo del governo che possano traghettare il paese fino alle politiche del 2009. Il mandato del capo dello stato attuale, Emile Lahoud, scade alla mezzanotte di oggi e la sessione in programma per le 13 presso la sede del parlamento, dopo quattro votazioni infruttuose, in teoria è l'ultima utile per eleggere un nuovo capo dello stato. I deputati della maggioranza hanno annunciato ieri sera che si presenteranno all'appuntamento."Andremo per affermare il diritto costituzionale di eleggere il presidente della repubblica in quanto maggioranza parlamentare, a salvaguardia delle istituzioni e della costituzione", ha detto il parlamentare Wael Abu Faour. Ma un esponente dell'opposizione filo-siriana guidata da Hezbollah ha detto che il suo schieramento non parteciperà alla seduta, facendo quindi mancare il quorum dei due terzi come nelle precedenti occasioni. Quella di oggi sembra dunque destinata ad essere una seduta che si concluderà con un nulla di fatto, anche se i colpi di scena potrebbero non mancare. ATS
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