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Medio Oriente
Libano, è allarme umanitario. Corsi (Unicef): «I beni che abbiamo saranno esauriti in 2/3 settimane»
Robert Krcmar
2 ore fa
Abbiamo raggiunto il rappresentante di Unicef in Libano Marcoluigi Corsi. «Abbiamo bisogno del sostegno di tutti», ci ha detto, «in 2-3 settimane terminerà la riserva di beni che abbiamo nel Paese»

«Oltre ai bombardamenti, che hanno al momento causato la morte di 166 bambini (con oltre 600 che sono rimasti feriti), nel giro di poco tempo ci troviamo anche dover assistere migliaia di persone sfollate perché arrivano ordini di evacuazione». Marcoluigi Corsi, rappresentante di Unicef in Libano, ci conferma che la situazione è sempre più drammatica. Le ostilità tra Hezbollah e Israele, con i bombardamenti che sono proseguiti nonostante il cessate il fuoco, hanno provocato 1,2 milioni di sfollati, tra cui circa 390mila bambini. 140mila persone si ritrovano ora, molti sotto shock, negli oltre 640 rifugi collettivi messi a disposizione dal Governo. «Senza dimenticare la parte più difficile, che riguarda le persone che sono rimaste nel Sud, o perché intrappolate in «enclavi» dove per poter uscire si devono attraversare delle linee controllate dai diversi attori del conflitto, oppure perché hanno il timore che una volta andati via non potranno tornare nei loro posti d’origine. E lì bisogna trovare l’opportunità di entrare con i mezzi umanitari e distribuire i beni fondamentali».

Beni in rapido esaurimento

Tra acqua potabile, cibo, kit igienici, kit educativi, Unicef ha subito dato fondo a ciò che aveva già in Libano, ma le risorse stanno terminando rapidamente. «Abbiamo stimato che nelle prossime 2/3 settimane termineranno i beni che abbiamo nel Paese. Quindi abbiamo un forte bisogno di far arrivare al più presto – finché aeroporto e porto sono aperti – nuove risorse, e per fare questo servono nuove risorse finanziarie che al momento stentano ad arrivare». In tal senso, l'ONG stima che a partire da marzo fino a fine maggio ci sarà una necessità finanziaria di 48,5 mln di dollari per poter far fronte ai bisogni immediati delle popolazioni sfollate.

Colloqui in corso a Washington

Nel frattempo, a livello diplomatico qualcosa si sta muovendo: a Washington si è tenuto un colloquio tra Israele e Libano sulla possibilità di un cessate il fuoco, definito in serata come «molto costruttivo» tra le due parti. Si è parlato in particolare delle misure necessarie per «avviare negoziati diretti tra i due Paesi». «Si spera che con questi negoziati si arrivi a un cessate il fuoco che significhi davvero cessate il fuoco» auspica Corsi. «La popolazione qui ne ha abbastanza, non sono più in controllo della loro vita». L'auspicio è che si riesca a trovare un accordo, ma gli ostacoli sono tanti: ad esempio Hezbollah ha già dichiarato che non rispetterà eventuali accordi tra Israele e Libano. Bisogna però fermare al più presto una situazione che è sempre più complicata, ribadisce l'operatore umanitario. «I bambini non devono essere un target. I civili non devono essere un target. Il diritto internazionale è chiaro su questo: per nessun motivo i bambini devono rimanere vittime di guerre o conflitti».