
L'esercito libanese ha preso oggi l'iniziativa per riportare la calma a Beirut e in altre città: sia dispiegando i suoi uomini contro le milizie armate scese nelle strade nelle ultime 24 ore, sia con una dichiarazione dai toni senza precedenti in cui afferma che la sicurezza del Paese è la "linea rossa" che nessuno può superare. "Non permetteremo che il Libano sia trasformato ancora in un campo di battaglia per conflitti regionali", ha avvertito il comando delle forze armate, dopo gli scontri avvenuti la notte scorsa e per parte della giornata di oggi in particolare nei quartieri sunniti nell'area centro-meridionale della capitale e a Tripoli. In questa città nel nord del Paese milizie sunnite che si oppongono al regime siriano e alawite-sciite che sostengono il presidente Bashar al Assad si sono affrontate a colpi di armi automatiche e di lancia-razzi. Il bilancio sarebbe di almeno sei morti, tra i quali una bambina di nove anni uccisa da un cecchino, secondo fonti di stampa non confermate. A Tripoli i blindati dell'esercito hanno cominciato a prendere posizione per dividere i contendenti nel pomeriggio. In mattinata, invece, erano entrati nell'area di Tariq al Jadida, a sud del centro di Beirut in direzione dell'aeroporto internazionale, e in alcuni quartieri limitrofi, feudo delle milizie sunnite, con le quali hanno ingaggiato anche alcuni conflitti a fuoco. In uno di questi, hanno fatto sapere le autorità, è rimasto ucciso un miliziano palestinese, anche se responsabili di questa comunità hanno negato che agli scontri abbiano partecipato residenti del vicino campo di Shatila. A partire dalla fine della guerra civile, nel 1990, è la prima volta che l'esercito interviene con tale decisione contro le milizie armate. Una mossa resa possibile dal consenso che sembra essersi formato tra i diversi gruppi politico-confessionali nel Paese e tra le potenze straniere sulla necessità di calmare la situazione per evitare che il Libano torni ad esplodere come conseguenza della crisi siriana. Un pericolo che si è profilato dopo l'uccisione in un attentato venerdì a Beirut del generale sunnita Wissam al Hasan, capo dell'Intelligence della polizia responsabile di un'inchiesta su presunti attentati organizzati dal regime di Damasco in Libano. ATS
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