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Leone, l'anniversario del pontificato a Pompei
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Ats
2 ore fa
Circa 20'000 persone si sono radunate per la messa, secondo quanto riferito dalle autorità competenti

«Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa».

Lo dice papa Leone nell'omelia della messa a Pompei interrotto da molti applausi, nel suo primo anniversario di pontificato, che cade oggi. «L'aver poi scelto il nome di Leone - spiega -, mi pone sulle orme di Leone XIII, che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello di aver sviluppato un ampio magistero sul santo Rosario. A tutto ciò si aggiunge la recente canonizzazione di San Bartolo Longo, apostolo del Rosario». Circa 20'000 persone si sono radunate per la messa, secondo quanto riferito dalle autorità competenti.

Basta guerre

«Due intenzioni rimangono di pressante attualità: la famiglia, che risente dell'indebolimento del legame coniugale, e la pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un'economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana». «Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso. La pace nasce dentro il cuore», «non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono», è poi l'appello lanciato dal Papa al santuario di Pompei.

«Quando San Giovanni Paolo II indisse l'Anno del Rosario che l'anno prossimo compirà un quarto di secolo - spiega Leone -, lo volle porre in modo speciale sotto lo sguardo della Vergine di Pompei. I tempi da allora non sono migliorati».

«Lo stesso Pontefice, nell'ottobre 1986 - aggiunge -, aveva radunato ad Assisi i leader delle principali religioni, invitando tutti a pregare per la pace. In diverse occasioni anche recenti, sia Papa Francesco che io abbiamo chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per questa intenzione».

Quindi la sua invocazione: «Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono. Da questo santuario, la cui facciata San Bartolo Longo concepì come un monumento alla pace, oggi eleviamo con fede la nostra Supplica», per intercessione di Maria, «venga dal Dio della pace un'effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo. Fratelli e sorelle, nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell'amore».