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Estero
L'Election Day visto dal Franklin College
Redazione
14 anni fa
Il professor Morris Mottale su Ticinonews: "Le classificazioni destra-sinistra non sono valide negli USA"

Election Day, con questo termine gli americani indicano il giorno delle elezioni presidenziali. Oggi infatti negli Stati Uniti si deciderà chi dovrà governare il paese per i prossimi quattro anni. Sarà ancora il presidente in carica, il democratico Barak Obama, oppure lo sfidante, il repubblicano Mitt Romney. La sfida si preannuncia serrata. Abbiamo chiesto a Morris Mottale, professore di scienze politiche, al Franklin College di Lugano, quali siano alcune delle peculiarità delle elezioni americane. Qual è la differenza principale tra una campagna elettorale americana e una europea? “In America le due parti cercano di coinvolgere qualunque gruppo. Le classificazioni destra-sinistra non sono valide negli USA. La differenza sostanziale tra i due schieramenti è tra “più Stato o meno Stato”. L’elettorato si focalizza sulle questioni singole. Per esempio se un candidato è contrario all’aborto, convoglierà su di se le simpatie di chi la pensa come lui. Se poi è un candidato favorevole ad una guerra, non interessa. Le generalizzazioni europee non sono valide. La stampa europea non lo capisce. A parte gli inglesi e gli israeliani, che sono molto vicini agli Stati Uniti, per il resto si va a Washington o a New York. Ci si dimentica che tra East Coast e West Coast ci sono tremila chilometri. Chi conosce il Wisconsin? O la Pennsylvania?”. È così importante l’immagine del candidato? Nixon, nel 1960, perse un’elezione contro Kennedy perché non si era fatto la barba prima di un dibattito TV… “Sicuramente è importante. Sempre più si usano i mezzi elettronici e visivi. Un candidato presta molta attenzione al suo look. Un personaggio come Winston Churchill non sarebbe mai eletto. Basso, grassottello, che fuma il sigaro. Tutti badano alla loro immagine pulita e curata. Nessuno ha la barba. Tornando a Nixon lui era favorito tra coloro che avevano sentito il dibattito alla radio, mentre Kennedy raccolse i maggiori consensi tra coloro che lo aveva seguito in tv”. Quanto è importante il ruolo degli spin-doctors, gli strateghi politici, dei quali ogni candidato si circonda? “Sono molto usati in quanto servono per concentrare voti. Non dimentichiamo che alla fine sono gli Stati, tramite i Grandi elettori, ad eleggere il presidente. Sotto certi aspetti il sistema americano ha delle similitudini con quello Svizzero. Come nelle votazioni dove si necessita la maggioranza di popolo e cantoni. Se il popolo dice si, e i cantoni no, una votazione non passa. Quindi il ruolo degli spin-doctors è quello di individuare quelle peculiarità da prendere in considerazione nei singoli Stati. Anche in senso negativo: per esempio fu fatto passare il messaggio che Romney fosse contro l’aborto. Ma non era vero”. La sfida si preannuncia molto serrata, con scarti minimi. Si potrebbe ripresentare un “caso Florida” come nel 2000 quando si dovettero ricontare i voti? “In caso di un risultato risicato non lo escludo. Bisogna tenere conto anche delle conseguenze dell’urgano Sandy che potrebbe portare qualche problema nelle operazioni di voto. Se, ad esempio, in New Jersey lo scarto dovesse risultare minimo, si potrebbe procedere ad una riconta”.Per terminare, secondo lei chi è favorito? “I sondaggi parlano di un leggero vantaggio per Obama, perlomeno nel voto popolare. C’è un punto di differenza ma all’ultimo istante è possibile che qualcuno cambi idea. Non mi azzardo a previsioni certe, ma diciamo che do un 53% a favore di Obama”. [email protected]

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