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L'intervista
Le grandi proteste in Germania sono "un chiaro segno che la società tedesca si sta dividendo"
Redazione
3 anni fa
Da inizio anno la Germania è scossa da vaste proteste di piazza da parte degli agricoltori e degli oppositori all’Alternative für Deutschland (AfD), partito di estrema destra oggi secondo nei sondaggi. Cosa sta succedendo alla locomotiva d’Europa? A Ticinonews ne abbiamo parlato con Markus Krienke, professore di Filosofia moderna e di etica sociale alla Facoltà di Teologia di Lugano.

Quando si parla di grandi manifestazioni, solitamente non pensiamo alla Germania. Da alcune settimane però nel Paese si tengono regolarmente proteste capaci di attirare decine di migliaia di persone. Ticinonews ha fatto il punto della situazione con Markus Krienke, professore di Filosofia moderna e di etica sociale all'USI di Lugano.

Siamo abituati a vedere i francesi scendere in piazza, mentre i tedeschi sembrano meno abituati a questo tipo di proteste, un po' come noi in Svizzera. Se accadono queste cose significa che c'è effettivamente tensione...

"Assolutamente sì, è un chiaro segno del fatto che anche la società civile tedesca si sta dividendo. Si creano delle crepe che fanno male alla coesione sociale. Ci sono gruppi minoritari (non soltanto i contadini che con le loro proteste stanno suscitano anche molta solidarietà tra i tedeschi, ma anche macchinisti o medici) che prima non abbiamo visto in queste dimensioni. Vuol dire che c'è una grande paura in Germania specialmente per quanto riguarda il non mantenere il proprio status, di essere lasciati indietro. Questo ovviamente aumenta il potenziale dei tedeschi disposti a votare l'AfD. A votarla non sono tutti nazisti. Se l'AfD ha il 22%, non vuol dire che la Germania si sta trasformando in una società nazista. Ma l'AfD sta raccogliendo su di sé uno scontento molto diffuso che gli altri partiti politici non riescono a intercettare e a essere in grado di trovare una risposta".

Molti sono scesi in piazza per fermare l'AfD. Un partito che possiamo paragonare a Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Specialmente le testate straniere parlano di partito neofascista, poi nei fatti le cose non sono propriamente così...

"È sbagliato chiamarlo partito neofascista e cercare di farlo proibire. In Germania viene molto discussa anche questa possibilità. Per fortuna viene rifiutata da molti esponenti dei partiti: avrebbe soltanto delle conseguenze contrarie alle intenzioni, ossia che raccoglierebbe su di sé ancora più consenso di prima. Dobbiamo immaginare che in tre Länder della Germania ha superato ampiamente addirittura il 30%, diventando il primo partito. Questo non vuol dire che il partito ha un programma neonazista, il programma non ha nessun linguaggio di per sé neonazista, è un linguaggio molto di destra, identitario. È molto paragonabile ai partiti populisti di destra e di estrema destra, come li conosciamo in altri Paesi europei. In Germania ovviamente questo desta una particolare preoccupazione, anche per il passato e per il potenziale neonazista che c'è nella popolazione tedesca. Questo spesso si esprime attraverso un'indifferenza diffusa, attraverso un comportamento che non è sempre così ovvio, ma poi alla fine trova una sua casa all'interno di questo partito".

Ieri è uscito sul Federalista un servizio che riassume la situazione dal titolo "Da locomotiva a malato d'Europa" in riferimento alla Germania. Molti osservatori sostengono che questo è il prezzo da pagare per le politiche condotte da Angela Merkel, che sul fronte energetico ha reso la Germania dipendente dalla Russia, mentre sul fronte dell'accoglienza dei migranti non ha saputo mettere un freno: quanto c'è di vero in questa lettura?

"In parte sì. I tedeschi hanno l'impressione che sia il governo Merkel che l'attuale governo non hanno accolto o tematizzato certi temi che stanno a cuore ai tedeschi, specialmente il problema dell'immigrazione e le politiche ambientali. La radicalità delle politiche ambientali, iniziate sotto il governo Merkel e ancora più radicalizzate nell'attuale coalizione di governo, non colgono il sentire degli stessi tedeschi, che si sentono non considerati all'interno di queste politiche. L'AfD ha saputo puntualizzare paure e malcontenti dei tedeschi, mettendoli sulla agenda politica. O perlomeno i tedeschi hanno questa impressione. Però bisogna anche dire che l'attuale protesta, quindi le centinaia e migliaia di persone che protestano contro l'AfD, è vista dal governo come una grande boccata di ossigeno per la politica e la democrazia tedesca, che in qualche modo suppliscono a una mancanza di politica da parte del governo. Ovviamente non sono soluzioni politiche se il popolo scende in piazza. La domanda è fin quanto possa durare questa manifestazione a favore della democrazia e che cosa succederà il 9 giugno alle elezioni europee e dopo l'estate di elezioni nelle regioni tedesche dell'est".

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