
Le Nazioni Unite hanno pubblicato una lista di 112 società che svolgono attività nelle colonie israeliane considerate illegali. Tra queste Airbnb, Expedia e TripAdvisor. La lista è contenuta in un rapporto del commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet. "Sono conscia che questo sia, e continuerà ad essere, un tema altamente controverso", ma il rapporto è "basato sui fatti". Così l'Alto Commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet ha definito il rapporto che ha diffuso oggi sulle 112 aziende che hanno relazioni con gli insediamenti ebraici nei Territori Palestinesi. "Tuttavia - ha aggiunto la Bachelet - dopo una largo e meticoloso processo di esame siamo soddisfatti che questo Rapporto basato su fatti rifletta la seria considerazione data a questo mandato senza precedenti e molto complesso che risponde in modo appropriato alla richiesta del Consiglio della Risoluzione 31/36". Della cosiddetta black list di 112 aziende, 94 sono domiciliate in Israele e 18 in altri sei Stati: tra questi, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Usa, Thailandia e Lussemburgo.
Palestina favorevolePer il ministro degli Esteri palestinese Riad al-Maliki - citato dall'agenzia di stampa ufficiale Wafa - la pubblicazione della black-list stilata dalla Commissione per i diritti umani dell'Onu costituisce "una vittoria del diritto internazionale e degli sforzi diplomatici volti a prosciugare le risorse del sistema coloniale rappresentato dagli insediamenti illegali nei Territori palestinesi". Al-Maliki ha poi fatto appello ai Paesi membri della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite affinché esaminino quella lista e diano istruzione alle società menzionate di cessare immediatamente le loro attività negli insediameni i quali - ha affermato - "violano il diritto internazionale".
Israele contrarioLa black list "è una vergognosa resa alle pressioni di Paesi e organizzazioni intenzionate a colpire Israele", ha invece criticato il ministro degli Esteri israerliano Israel Katz notando tuttavia che "la maggior parte delle nazioni del mondo" non si è unita "a questa campagna di pressione politica". "Israele non accetterà politiche discriminatorie e lavorerà per far sì che queste decisioni non siano attuate", ha aggiunto. "La decisione del Commissario di continuare sulla linea anti Israele della Commissione Onu per i diritti umani è una macchia - ha spiegato Katz - sulla Commissione stessa". Il Commissario - ha continuato - "è diventato un ministro e un partner del movimento del boicottaggio, anche se il suo pronunciamento non ha significato legale". Il Consiglio dei diritti umani "sin dall'inizio non ha intrapreso passi per proteggere i diritti umani, ma ha solo protetto alcuni dei regimi più bui del mondo". "La Commissione - ha aggiunto - ha fallito nel mantenere il rispetto delle Nazioni Unite e nel salvare quello che rimane del Consiglio e della Commissione". "Questa decisione - ha concluso - avrà ripercussioni sulle nostre relazioni con la Commissione".
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