
Cinque ore di interrogatorio per respingere tutte le accuse e dimostrare che "i reati contestati sono inesistenti". L'ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi, ai domiciliari da giovedì nell’ambito dell’inchiesta "Mensa dei poveri" con le accuse di corruzione e truffa ai danni dell'Unione europea, si è presentata ieri in tribunale a Milano, accompagnata dal suo avvocato Giampiero Biancolella, per rispondere alle domande davanti al gip Raffaella Mascarino.
"Allo stato non abbiamo chiesto la revoca della misura domiciliare", ha spiegato l'avvocato difensore alla fine dell'interrogatorio, il quale ha prodotto la "documentazione" necessaria alla difesa della Comi anche se "abbiamo ancora tempo per decidere e valutare se chiedere la revoca direttamente al giudice".
L'ex eurodeputata avrebbe fatto sentire alla gip "le registrazioni che provavano che la Bergamaschi, a nostro avviso aveva fatto delle affermazioni non veritiere, abbiamo prodotto la documentazione di Aliverti che dimostrava che aveva svolto le attività, abbiamo prodotto le mail del Parlamento europeo", ha spiegato il legale, riferendosi a un'altra indagata dell'inchiesta e all'ex addetto stampa di Comi.
L'ex direttore di Afol Giuseppe Zingale, anche lui in carcere da giovedì nell’ambito della stessa inchiesta, si è invece avvalso della facoltà di non rispondere per via di problemi di salute e perché "molto provato" dalla situazione. Il suo legale, avvocato Francesca Cramis, ha presentato i documenti al gip, chiedendo la revoca della misura cautelare. In subordine ha chiesto la concessione degli arresti domiciliari.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

