
L'Amazzonia rischia di non riuscire a detenere il primato di polmone verde della Terra perché incendi e deforestazione stanno producendo quantità di CO2 sempre maggiori, con serie conseguenza sulla biodiversità, ma anche a livello socioeconomico. Tanto che per il 2050 le proiezioni indicano che incendi e disboscamento illegali diventeranno i primi generatori di CO2 in Amazzonia. Lo indicano due studi, entrambi pubblicati sulla rivista Science, che in modo indipendente hanno esaminato i dati sui profondi cambiamenti avvenuti nella foresta amazzonica negli ultimi anni, dovuti a un'intensificazione senza precedenti delle attività umane.
Verso un cambiamento irreversibile
Considerata da sempre uno degli ecosistemi più vulnerabili e critici per garantire l'equilibrio dei cicli del carbonio e dell'acqua, nonché habitat di circa un terzo delle specie viventi finora note, la foresta pluviale dell'Amazzonia è sconvolta dai cambiamenti profondi e rapidissimi che la stanno degradando progressivamente a un ritmo mai visto. E' così, concordano i due studi, che l'Amazzonia viene sospinta verso un cambiamento irreversibile, un punto di non ritorno che se superato potrebbe avere conseguenze sull'intero pianeta.
Uomo e siccità
Un terzo dell'Amazzonia potrebbe essere stato danneggiata dall'attività umana e dalla siccità. Lo rivela uno studio della brasiliana Universidade Estadual de Campinas pubblicato sulla rivista Science. Per i ricercatori i danni causati alla foresta amazzonica, che si estende su nove paesi, sono "significativamente maggiori" di quanto precedentemente noto. Lo studio ha esaminato in particolare l'impatto di incendi, disboscamento, cambiamenti dell'habitat e siccità. La maggior parte delle ricerche precedenti sull'ecosistema amazzonico si era concentrata soprattutto sulle conseguenze della deforestazione. Lo studio ha rilevato che tra il 2001 e il 2018 gli incendi, l'estrazione del legname e i cambiamenti all'habitat hanno danneggiato almeno il 5,5% dell'Amazzonia equivalente a 364'748 chilometri quadrati.

