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La strage dei bimbi a Gaza, «in mille giorni 21 mila morti»
© HAITHAM IMAD
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19 ore fa
Il Qatar annuncia passi avanti nei negoziati indiretti tra Washington e Teheran — Il presidente americano rivendica gli effetti economici dell'operazione militare: «I prezzi della benzina torneranno ai minimi storici» — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
3 ore fa
«Esposta a Teheran la bara di Ali Khamenei»

Una bara che si ritiene contenga le spoglie dell'ex guida suprema iraniana Ali Khamenei è stata esposta questa sera presso la moschea Imam Khomeini Hussainiya, in vista del corteo funebre ufficiale che inizierà a Teheran il 4 luglio e si concluderà con la sepoltura a Mashhad il 9 luglio. Lo riporta Iran International.

6 ore fa
Mille giorni dal 7 ottobre, il conflitto che ha cambiato Israele

Dalla prima mattina di giovedì dai siti di notizie israeliani centinaia di foto, centinaia di volti sono comparsi sullo schermo per ricordare a chi è rimasto che loro non ci sono più. Bambini, ragazzi, adulti, anziani uccisi dai terroristi, soldati colpiti in battaglia, poliziotti assassinati mentre cercavano di difendere i kibbutz, civili colpiti dalle bombe dell'Iran, di Hezbollah, degli Houthi.

A mille giorni dal massacro del 7 ottobre 2023, Israele commemora i suoi morti, ricorda che da due anni e otto mesi il Paese è entrato nella guerra più lunga e sanguinosa della sua storia. Le istituzioni non hanno organizzato eventi ufficiali, aspramente criticate dalle opposizioni. Invece la popolazione ha organizzato cerimonie, si è riversata in strada in tutte le città per ricordare e protestare, chiedendo che una commissione d'inchiesta statale venga istituita per trovare i responsabili del catastrofico fallimento: non aver difeso i cittadini dalla ferocia di Hamas e della Jihad islamica. Il primo ministro Benjamin Netanyahu non si è mai assunto esplicitamente la responsabilità e finora un'inchiesta civile, non militare, non è partita. I manifestanti hanno bloccato strade, si sono riuniti nelle piazze, hanno urlato nei megafoni a cominciare dalle 6.29 di giovedì mattina, l'orario in cui iniziò la mattanza nei kibbutz al confine con Gaza. Davanti alla Knesset è stata posta un'installazione con una bara, velocemente evacuata dalla polizia. I dimostranti hanno raggiunto Cesarea, nei pressi della casa del premier, mentre un gruppo di donne ha manifestato davanti al ministero della Difesa a Tel Aviv. Una cerimonia per le centinaia di giovani uccisi al Festival Nova si è tenuto a Re'em.

L'attacco di Hamas ha scatenato la guerra a Gaza. Ma prima ancora, l'8 ottobre 2023, Israele è stato attaccato da Hezbollah dal Libano. Successivamente dagli Houthi filoiraniani dello Yemen, e contemporaneamente da jihadisti e Hezbollah della Siria e milizie filo-Teheran dell'Iraq. Il conflitto si è allargato fino a raggiungere l'escalation diretta con l'Iran. Oggi i combattimenti sono interrotti dal cessate il fuoco, ma nessuno dei conflitti si è concluso con una tregua permanente, scontri sporadici minacciano di far esplodere la calma apparente.

In Israele l'attivismo dei parenti degli ostaggi e delle vittime sta per confluire in una presenza politica significativa. L'impatto effettivo sul futuro del Paese si capirà quando, in vista delle elezioni previste per ottobre, verranno presentate le liste elettorali. Numerosi familiari di rapiti, diventati simboli delle proteste, hanno annunciato l'intenzione di entrare in politica. Eli Shtivi, padre dell'ostaggio Idan, linciato e ucciso il 7 ottobre dalla folla a Gaza, ha annunciato la sua candidatura alle primarie del Likud. «Voglio dare voce a tutte le vittime, nel posto n cui posso avere il maggiore impatto, ossia il Likud», ha dichiarato. Danny Elgarat, fratello di Itzik, rapito e ucciso in cattività a Gaza, ha comunicato la candidatura alle primarie del partito di sinistra «I Democratici». Zvika Mor, padre dell'ostaggio Eitan tornato vivo dopo 738 giorni di prigionia nella Striscia, è entrato nelle liste del partito «Sionismo Religioso» del ministro oltranzista Bezalel Smotrich. Sharon Sharabi, due fratelli in ostaggio di cui uno ucciso nell'enclave, è entrato nella squadra di Avigdor Lieberman e del suo «Israel Beitenu», partito di destra oggi all'opposizione. Almeno un'altra decina di nomi vengono corteggiati da più partiti, tra cui Einav Zangauker, ex 'bibista' (sostenitrice di Netanyahu) diventata il volto delle proteste antigovernative, e Talik Gvili, madre di Rani, l'ultimo ostaggio tornato da Gaza, cadavere, considerata invece simpatizzante del premier Netanyahu.

7 ore fa
«In 1.000 giorni 30 mila ordigni lanciati contro Israele da 5 Paesi»

Dal 7 ottobre 2023 decine di migliaia di missili, razzi e droni sono stati lanciati contro Israele, 30 mila ordigni sono entrati nel territorio del Paese. Lo riferisce l'Idf specificando: oltre 20 mila sono stati tirati dal Libano, oltre 10 mila dalla Striscia di Gaza, più di mille dall'Iran. Ottanta ordigni sono stati lanciati dallo Yemen, più di 40 hanno dalla Siria.

«Questi dati illustrano la minaccia costante affrontata dai civili israeliani negli ultimi mille giorni. Israele, come ogni Stato sovrano, afferma di riservarsi il diritto di agire per la propria autodifesa contro i gruppi terroristici che lo attaccano da più direzioni», afferma l'esercito israeliano in una nota.

9 ore fa
La strage dei bimbi a Gaza, in mille giorni 21mila uccisi

Almeno ventunmila bambini e ragazzi uccisi in mille giorni. In tre anni di guerra a Gaza è come se fosse sparita un'intera città, più grande di Locarno o simile a Aarau, ma composta soltanto da minori. Una cifra che, come denuncia Save the Children, potrebbe essere molto più alta, «dato l'ignoto numero di sepolti sotto le macerie».

Mentre, secondo il Site management cluster, sono oltre 800 mila i bambini e adolescenti sfollati. In questo caso, quasi gli stessi abitanti di una città come Napoli. Quasi l'80% dei minori di Gaza, dunque, non ha casa, 7mila quelli non accompagnati o separati dalle proprie famiglie. Inoltre, secondo le stime, sono 245 mila gli under 18 a rischio o colpiti da malnutrizione. Frutta fresca e uova sono alcuni degli alimenti nutrienti più costosi per le famiglie della Striscia, patatine e cioccolato sono «ampiamente disponibili», come spiegato dall'organizzazione. Cibo «privo della varietà dietetica e nutrizionale necessaria ai bambini». E poi ci sono 625mila bambini e adolescenti in età scolare che hanno perso tre anni di istruzione formale.

Per il direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l'Europa dell'Est, Ahmad Ahendawi, «ogni giorno, negli ultimi mille giorni, il mondo ha voltato le spalle a un milione di bambini a Gaza, non intervenendo per fermare le uccisioni e le mutilazioni». La richiesta dell'organizzazione è, quindi, che il cessate il fuoco diventi immediato e definitivo, che i governi sospendano immediatamente il trasferimento di armi a Israele e che sia assicurata piena responsabilità per i crimini contro i bambini. Ahendawi ricorda, infatti, che dalla dichiarazione del 'cessate il fuoco' dello scorso ottobre, «altri 275 minori sono stati uccisi dalle forze israeliane». Inoltre, secondo l'Unfpa, il 96% dei bambini percepisce la morte come imminente. Oltre al bilancio delle vittime, l'organizzazione ricorda poi gli sfollamenti: 370 mila abitazioni, pari a quasi il 77% di tutte le unità abitative di Gaza, sono state danneggiate dalla guerra, mentre i palestinesi vengono confinati in un'area che occupa meno del 40% del territorio della Striscia.

Ma i bambini e gli adolescenti di Gaza continuano a sognare e a sperare che «la guerra finisca», nonostante la paura di morire da un momento all'altro. Amani desidera di poter proseguire gli studi a Gaza, «godere dei miei diritti come essere umano, proprio come le ragazze di altri Paesi». Vorrebbe «vivere una vita serena, all'insegna dell'amore e della pace», come si legge nella testimonianza raccolta da Save the Children. Anche Bisan, 14 anni, affida il suo desiderio a poche parole, simili a quelle degli altri suoi coetanei: «Il mio desiderio è che la guerra finisca, che ognuno di noi possa tornare a casa e che le nostre vite tornino a essere quelle di prima». Reem, che ha 16 anni, racconta poi di non aver rinunciato ai suoi sogni: «La cosa più importante - dice - è che la mia voce, e quella degli altri, arrivi a tutti, affinché la gente sappia cosa stiamo vivendo. Ho tantissimi sogni. Anche prima della guerra sognavo sempre di viaggiare e studiare all'estero. Questo non è cambiato». E promette: «Viaggerò e proseguirò gli studi».

10 ore fa
Esplosione in un caffè nel centro di Damasco, almeno 4 morti

Un'esplosione si è verificata in un caffè nel centro di Damasco, vicino al Palazzo di Giustizia, causando almeno quattro morti e dieci feriti. Lo riferisce l'agenzia ufficiale siriana Sana.

L'esplosione è avvenuta di un locale su Al-Nasr Street, vicino al Palazzo di Giustizia. Ancora non sono stati forniti dettagli sulle cause.

17 ore fa
Israele commemora i mille giorni dal massacro del 7 ottobre

Oggi Israele commemora i mille giorni dal massacro di Hamas del 7 ottobre 2023. In tutto il Paese sono previste marce e proteste. Alle 10 (le 9 in Svizzera) ci sarà un minuto di silenzio in ricordo delle vittime.

Alcuni manifestanti hanno portato una bara davanti alla Knesset, ma la polizia ha rimosso l'installazione. Un gruppo di donne protesta davanti alla Kirya (il ministero della Difesa) a Tel Aviv, chiedendo l'istituzione di una commissione d'inchiesta statale.

Il Consiglio di Ottobre, un gruppo composto da familiari delle vittime, ha organizzato un convoglio di veicoli che passerà lungo luoghi più colpiti dall'attacco terroristico, partendo dal sito del festival Nova vicino al kibbutz Re'im, proseguendo attraverso Nir Oz, Kissufim, Be'eri, Nahal Oz, Kfar Aza.

19 ore fa
Il punto alle 6:30

Si registrano segnali di apertura nei colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran. Secondo il Qatar, che insieme al Pakistan svolge un ruolo di mediazione, gli incontri separati svoltisi oggi a Doha hanno portato a «progressi positivi» sulle questioni legate al memorandum sottoscritto dai due Paesi.

«Le parti hanno concordato di proseguire le discussioni nel prossimo periodo, con il prossimo incontro che sarà fissato il prima possibile dopo le cerimonie funebri dell'ex leader supremo iraniano», ha dichiarato su X il portavoce del ministero degli Esteri qatarino, Majed Al Ansari.

Sul fronte americano, il presidente Donald Trump è tornato a rivendicare i risultati dell'intervento contro l'Iran, collegandoli anche all'andamento dei mercati energetici. «Proprio come avevo promesso, i prezzi del petrolio stanno crollando rapidamente e anche i prezzi della benzina alla pompa stanno scendendo, sebbene non così velocemente come dovrebbero», ha scritto su Truth.

Trump ha quindi aggiunto che «l'America non è mai stata così forte come oggi» e che «i prezzi della benzina torneranno presto ai minimi storici di cui gli americani godevano prima della nostra "gita" in Iran, rivelatasi un grande successo».

Mentre la diplomazia tenta di mantenere aperto il dialogo, le dichiarazioni del presidente americano confermano la volontà di presentare l'operazione militare e le sue conseguenze economiche come una vittoria politica interna.

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