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La risposta europea alla Nuova Via della Seta cinese
immagini Shutterstock
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Ginevra Benzi
5 anni fa
Per contrastare l’espansione cinese, l’Ue ha lanciato il piano Global Gateway da 300 miliardi, distribuiti entro il 2027. Prevista una vasta gamma di progetti in tutto il mondo.

Che la Cina sia una superpotenza mondiale non è un segreto. Un importante punto in suo favore è rappresentato dalla cosiddetta Via della Seta che da anni permette al dragone asiatico di espandere commerci e ambizioni a livello mondiale: un'iniziativa strategica della Repubblica Popolare Cinese voluta proprio per migliorare i collegamenti commerciali con i paesi nell'Eurasia assicurandosi così il controllo delle principali arterie commerciali intessendo anche importanti legami politici.
Con l’obiettivo ultimo di contrastare questa espansione, il nuovo progetto proposto dall’Ue vuole essere un’alternativa al piano cinese, coinvolgendo prevalentemente il settore privato tramite un massiccio investimento di 300 miliardi di euro per quello che viene chiamato programma “Global Gateway”, che comprenderà un importante potenziamento di infrastrutture e programmi.

Le motivazioni
“Con il Global Gateway facciamo un passo in più per appoggiare investimenti e infrastrutture nel resto del mondo. I paesi hanno bisogno di partner di fiducia per conseguire progetti sostenibili, segnati da alta trasparenza e buona governance. Vogliamo mostrare che un approccio democratico fondato sui valori può affrontare le sfide globali“ con queste parole la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato e lanciato il piano alternativo.

L’investimento
I 300 miliardi di euro che l’Ue vuole mobilitare dovranno essere investiti entro il 2027 e si tratta di risorse che arrivano in parte dal budget dell’Ue stessa (135 miliardi), ma anche dagli Stati membri e dalle istituzioni finanziarie europee , nonché dalle banche nazionali di sviluppo. Non saranno inoltre lasciate fuori dai giochi aziende e fondi d’investimento al fine “mobilitare finanziamenti e competenze del settore privato e sostenere l’accesso alla finanza sostenibile”. Le priorità riguardano gli investimenti nel digitale, nella sanità, nel clima, energia, trasporti, così come nell’ istruzione e nella ricerca.

Un piano per contrastare la Cina
Il maxi piano di infrastrutture era stato lanciato da Pechino con lo scopo di aumentare la propria influenza, in particolar modo nei Paesi poveri e a medio reddito. L’obiettivo dell’Ue, anche se non esplicitamente espresso, è proprio quello di competere con il loro piano di sviluppo, noto come “Belt and Road”. Un’idea già discussa durante il G7 di quest’estate, dove Biden e altri leader delle nazioni occidentali avevano parlato della necessità di opporsi all’espansione cinese nel mondo. Stando all’Ue, non bisogna pertanto considerare La Nuova Via della Seta come un piano di investimenti infrastrutturali, ma piuttosto una tattica geoeconomica per lo sviluppo delle proprie rotte commerciali tra Est e Ovest anche per ampliare la sua influenza politica nei Paesi degni dell’interesse del dragone.

L’obiettivo ultimo dell’Ue
L’urgenza per il blocco occidentale è di ostacolare l’imperialismo cinese nell’indo-pacifico, così come nei Balcani orientali e in numerosi Paesi dell’Africa al fine di non perdere ulteriore terreno rispetto al gigante asiatico. In un rapporto redatto dalla Camera di Commercio dell’Unione europea in Cina si sottolinea “il ruolo marginale svolto dalle imprese europee nella BRI (via della Seta), nonché gli effetti di riduzione della concorrenza che il programma guidato da Pechino sta avendo sulle imprese in tutto il mondo”.

L’Ue deve guadagnare terreno
Ad oggi le premesse non sembrano però giocare a favore dell’Unione Europea, che deve darsi una mossa se vuole guadagnare terreno. Ma degli sforzi sono già stati fatti, come spiegato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: “Da quest’estate un nuovo cavo sottomarino a fibre ottiche collega il Brasile al Portogallo. Investiremo con l’Africa per creare un mercato dell’idrogeno verde che colleghi le due sponde del Mediterraneo. Collegheremo le istituzioni e gli investimenti, le banche e la comunità imprenditoriale. E faremo in modo che questa diventi una priorità dei vertici regionali, a cominciare dal prossimo vertice Ue-Africa di febbraio”.

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