
“Ho paura e mi sento sola. Quando sono tornata a prendere la mia auto alla redazione dopo 14 ore di interrogatorio, l’ho trovata con le gomme a terra e non si accendeva più”. Sono queste le parole di Marina Ovsyannikova diventata il simbolo della resistenza in Russia dopo aver mostrato in diretta nazionale televisiva sul principale canale russo un cartellone contro la propaganda di Vladimir Putin e la guerra.
“Avevo deciso di licenziarmi”
Intervenuta in diretta a “Che tempo che fa”, trasmissione di Fabio Fazio su Rai3, la giornalista russa ha raccontato le motivazioni che l’hanno spinta ad agire in quel modo, nonostante il rischio. “Quando è iniziata la guerra avevo deciso di licenziarmi perché capivo che i punti di vista miei non corrispondevano a quelli della redazione. Volevo andare a manifestare ma poi il Cremlino ha attivato la legge dell’arresto e quindi è nata l’idea di fare una cosa diversa ma davvero visibile a tutto il mondo proprio per vedere che i russi sono contro la guerra. Volevo far capire a tutto l’Occidente il messaggio”, ha spiegato.
“Nessun modo di trovare informazioni veritiere”
La disinformazione in Russia è molto elevata. I media d’opposizione, infatti, sono chiusi e il Cremlino ha bloccato anche gran parte delle comunicazioni via social media. “I russi non hanno modo di trovare informazioni veritiere perché possono guardare solo i canali di stato” che veicolano chiaramente la propaganda di Putin. “Non potevo credere che questa guerra potesse esserci. Quando è accaduto il 24 febbraio non riuscivo a dormire”, ha raccontato Ovsyannikova.

“La mia vita mi ricorda un thriller”
Dopo il suo arresto immediato lo scorso 14 marzo, Marina Ovsyannikova è stata interrogata per ben 14 ore. Ed ora, il futuro per lei e i suoi figli rimane ancora molto grigio. “La mia vita ora mi ricorda un thriller”, ha detto in diretta. “La mia figura ormai è avvolta da varie teorie di cospirazione. Non so niente del mio futuro e vivo alla giornata e forse è meglio”, ha aggiunto. Il suo gesto, in patria, non è passato in osservato. Anzi. La giornalista russa ha raccontato di essere già stata vittima di gesti vendicatori. “Ho paura e ho due figli. Ho più paura per loro che per me stessa. Quando sono tornata a prendere la mia macchina parcheggiata alla televisione avevo le ruote bucate, il giorno dopo la mia auto non si è accesa”.
Un gesto virale
Non ci è voluto molto prima che quanto fatto dalla giornalista diventasse virale in tutto il mondo e simbolo contro la propaganda russa e l’indifferenza. E proprio considerando il coraggio e i rischi che corre a rimanere in Russia, la Francia si è offerta per darle asilo politico. “Non ho mai pensato di emigrare. Sono patriota e anche i miei figli. Le persone come noi servono al nostro paese. Se tutte le persone ragionevoli, colte e preparate emigrano, chi rimane in questo paese?”.
“Ora è vietato fare il mio nome”
Nessun collega ha mai scritto a Marina dopo il suo gesto. “So che al primo canale ora è vietato citare il mio nome, è vietato parlare dell’accaduto e ora le notizie sono trasmesse con un minuto di ritardo e non in diretta”, ha raccontato. Nonostante però la lontananza da parte delle persone a lei care in Russia, probabilmente anche per una questione di paura nei confronti delle minacce del governo russo, Marina ultimamente ha incontrato nuove persone che le hanno dato sostegno da tutto il mondo. “In molti chiedono come mi possono aiutare”.
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