
Il Dipartimento di Giustizia accusa la polizia di Minneapolis di dilagante discriminazione razziale e condotta fuorilegge. Nel rapporto di 89 pagine stilato dopo l'uccisione di George Floyd, la giustizia americana descrive un dipartimento di polizia che viola i diritti costituzionali con un uso di "tecniche e armi" contro persone che hanno commesso reati minori, incluso un uso "ingiustificato della forza". A presentare il rapporto è il ministro della Giustizia Merrick Garland che riferisce di aver parlato nelle ultime ore con la famiglia di George Floyd, ucciso da alcuni agenti a Minneapolis.
Metodi discriminatori
Gli investigatori federali, afferma Garland, hanno rinvenuto prove sull'uso eccessivo della forza e sulla condotta incostituzionale della polizia di Minneapolis, inclusa l'adozione di metodi discriminatori nei confronti degli afroamericani e dei nativi americani. La polizia della città, aggiunge il ministro della Giustizia, ha anche ripetutamente violato i diritti alla libertà dei manifestanti, oltre ad avere "problemi sistemici che hanno reso possibile quanto accaduto a George Floyd". "Per anni il Dipartimento di polizia di Minneapolis ha usato tecniche e armi contro persone che avevano commesso reati minori o nessun reato. Ha usato la forza per punire coloro che hanno fatto arrabbiare gli agenti o hanno criticato la polizia. Ha sorvegliato le aree della città in modo differente sulla base della loro composizione razziale e discriminato in base alla razza nel fermare, ammanettare o usare le forza durante i fermi", si legge nel rapporto stilato al termine dell'indagine lanciata nell'aprile 2021, il giorno dopo che l'ex agente Dereck Chauvin era stato condannato per la morte di Floyd. Il rapporto definisce la struttura del dipartimento di polizia di Minneapolis "sbagliata" considerato che le indagini interne sulla cattiva condotta sono perse in un "labirinto opaco", con i manager di alto livello impegnati a respingere denunce legittime senza indagini.

