
Manca poco alla data del referendum costituzionale sul disegno di legge Renzi-Boschi e come per ogni buona campagna che si rispetti anche il premier Matteo Renzi il PD sono scesi in campo per cercare di convincere l’elettorato a votare “Sì”.
Per questo scopo, a tutti gli italiani residenti all’estero è stata inviata una lettera, firmata dallo stesso premier, nella quale si spiegano le ragioni del "Sì" con tanto di link al sito appositamente creato dai comitati favorevoli al referendum. Tralasciando la rida di polemiche legata al classico “chi paga”, il premier e il PD (che pare sia accollerà tutti gli oneri degli invii) sono inciampati un una gaffe decisamente grottesca.
Ma facciamo un piccolo passo indietro. I Comitati del “Sì” hanno scelto come slogan “Basta un Sì”, da qui la creazione del sito internet “bastaunsi.it”: semplice, chiaro, lineare, a prova di errore…
Non proprio, perché nelle famose lettere inviate all’estero (circa 4 milioni), i responsabili della comunicazione si sono dimenticati una “n” nel riportare l’intestazione del sito, per cui la lettera termina con www.bastausi.it (vedi immagine nella GALLERY).
I comitati per il “No” non ci hanno pensato due volte e si sono affrettati ad istituire il sito www.bastausi.it.
Oltre al danno anche la beffa, anche perché chi potrebbe non aver gradito la gaffe è proprio l’Università della svizzera italiana, la cui sigla, guarda caso, è proprio “USI”. Oltreconfine la gaffe è stata ripresa dal portale finanzainchiaro.it.
Nel frattempo l'ateneo non ha ancora ricevuto le scuse da parte del premier e del PD. Affaire à suivre?
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