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USA
La Fed ferma l'aumento dei tassi, ma entro la fine dell'anno arriveranno ancora
© Shutterstock
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Keystone-ats
3 anni fa
Lo ha deciso oggi la Fomc, l'organo della Federal Reserve incaricato di sorvegliare le operazioni di mercato aperto negli Stati Uniti. La Fed sottolinea però come l'inflazione resti alta e gli aumenti dei tassi arriveranno in futuro.

La Federal Reserve si prende una pausa. Dopo 15 mesi e dieci rialzi consecutivi del costo del denaro, la banca centrale americana lascia invariati i tassi di interesse in una forchetta fra il 5% e il 5,25%. Ma avverte: l'inflazione resta alta e ulteriori due ritocchi al rialzo dei tassi saranno necessari entro la fine dell'anno. Altre strette dipenderanno dagli sviluppi economici e finanziari, si spiega al termine della due giorni di riunione. La Fed dunque assicura di essere pronta a rivedere la sua "politica monetaria come appropriato se dovessero emergere i rischi che potrebbero impedire il raggiungimento degli obiettivi", quelli "della stabilità dei prezzi e della massima occupazione".

Obiettivo inflazione al 2%

Descrivendo come "prudente" la decisione di una pausa nei rialzi - una scelta di "buon senso con l'avvicinarsi dell'obiettivo" - Jerome Powell ribadisce l'impegno ferreo della Fed a riportare l'inflazione all'obiettivo del 2%. E pur avvertendo come la "strada è ancora lunga" per raggiungere il target, mette in evidenza che la "stabilità dei prezzi è essenziale affinché l'economia funzioni per tutti". La Fed, aggiunge, continuerà a decidere "riunione per riunione" e nulla è stato già stabilito per luglio, quando molti analisti si attendono già una nuova stretta. "I rischi di inflazione sono ancora al rialzo e vogliamo vedere risultati tangibili di un calo", spiega Powell.

I dati dell'economia statunitense

Il mantenimento dello status quo consente alla Fed di valutare l'impatto sull'economia reale della sua aggressiva campagna di rialzi dei tassi lanciata nel marzo del 2022. Pur mostrandosi resiliente, l'Azienda America inizia a rallentare sotto la scure della Fed e della galoppata dei prezzi dei prezzi al consumo. La banca centrale prevede per quest'anno una crescita dell'1% con un tasso di disoccupazione al 4,1% e un'inflazione al 3,2% (3,9% l'indice core), ben oltre quindi l'obiettivo del 2%. I prezzi al consumo sono attesi oltre il target anche nel 2024 quando, pur calando, dovrebbero attestarsi al 2,5%. Nonostante l'aumento di cinque punti percentuali dall'inizio dello scorso anno, il maggiore dal 1980, il livello dei tassi di interesse e la politica monetaria non appaiono quindi ancora abbastanza restrittivi per contenere l'inflazione, che resta ostinatamente elevata. Da qui l'attesa per un target dei tassi alla fine dell'anno al 5,6%, in rialzo rispetto alla precedente stima del 5,1%.

La reazione dei mercati

Wall Street reagisce negativamente alla decisione della banca centrale, con la quale viene spazzata via la speranza di un taglio dei tassi di interesse quest'anno. Dopo un avvio di seduta all'insegna della cautela, i listini americani girano decisi al ribasso con perdite che per il Dow Jones superano l'1,00%.

L'ago della bilancia per le presidenziali

Per Joe Biden, invece, la pausa della Fed potrebbe rivelarsi un importante 'regalo politico': le speranze di rielezione del presidente sono legate all'economia e al suo evitare una recessione. Una stretta eccessiva della Fed potrebbe causare un 'hard landing' per l'Azienda America complicando la corsa al 2024 di Biden, già nel mirino delle critiche per l'incriminazione di Donald Trump sulle carte segrete a Mar-a-Lago.

Verso un aumento dei tassi in Europa

E mentre la Fed si prende una pausa, la Banca centrale europea (Bce) è attesa continuare con la sua stretta contro un'inflazione che non molla la presa. All'appuntamento delle prossime ore l'Eurotower dovrebbe annunciare un nuovo rialzo dello 0,25% e confermare il suo impegno ad andare avanti con aumenti graduali del costo del denaro per frenare la corsa dei prezzi. Ritocchi al rialzo da inserire in un quadro di incertezza economica: i dati dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) sul primo trimestre del 2023 mostrano la Germania in recessione mentre l'Italia migliora e cresce dello 0,6% in un contesto di accelerazione del pil del G20.