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Migranti
La crisi di Ceuta accende il dibattito sull'asilo, anche in Svizzera
© KEYSTONE (AP Photo/Antonio Sempere)
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Red. Online
2 ore fa
Pascal Schmid (UDC): «Chiunque attraversi il confine a Ceuta è come se fosse già in Svizzera, la popolazione deve essere protetta da ulteriore criminalità importata»

La crisi di Ceuta si sta «europeizzando». Martedì, infatti, i ministri degli Interni e della Giustizia dei 27 si riuniranno, in videoconferenza, per cercare una «risposta unitaria» alla crisi migratoria. Anche se per il momento non si vede un fronte comune di fronte all’emergenza. Ma quali sono le reazioni in Svizzera alla vicenda? Il dibattito sull’asilo sta tornando ad assumere toni più aspri. Sulla Neue Zürcher Zeitung è stato pubblicato un articolo su questo tema.

«Chiunque attraversi il confine a Ceuta è come se fosse già in Svizzera», ha dichiarato, ad esempio, il consigliere nazionale del Canton Turgovia e responsabile della politica d’asilo dell’UDC, Pascal Schmid, al quotidiano 20 Minuten. Dal canto suo il Partito socialista (SP) tende a minimizzare il problema. Anche il partito rilancia vecchie richieste, come la reintroduzione dell’asilo nelle ambasciate. Schmid chiede misure immediate: «Il Consiglio federale deve introdurre subito controlli sistematici alle frontiere, come l'UDC chiede da tempo». Una «migrazione di massa illegale» come nel 2015 va evitata a tutti i costi e «la popolazione deve essere protetta da ulteriore criminalità importata». Dal canto loro, né il Consiglio federale né il ministro responsabile dell’asilo, Beat Jans, hanno rilasciato dichiarazioni.

Le dichiarazioni italiane

La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha criticato duramente Madrid e ha annunciato l’intenzione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen con la Spagna. In Svizzera, però, dichiarazioni di questo tipo trovano scarso consenso. Il Paese ha infatti già sperimentato gli effetti negativi del ritiro unilaterale dell’Italia dalle regole di Schengen-Dublino: da diversi anni Roma si rifiuta di riprendere i cosiddetti «casi Dublino», ossia i richiedenti asilo la cui procedura dovrebbe essere gestita dall’Italia secondo il regolamento vigente.

Un non problema

La cooperazione tra Svizzera e Marocco in materia di migrazione è inoltre considerata, nel complesso, molto positiva. Proprio lo scorso maggio i due Paesi hanno raggiunto un accordo che disciplina la collaborazione bilaterale per il rimpatrio delle persone che soggiornano irregolarmente. Inoltre, per i migranti provenienti dai Paesi del Maghreb, il tasso di riconoscimento della protezione è infatti di appena l’1%.

In Svizzera, il dibattito sull’asilo sta tornando ad assumere toni più duri anche per un altro motivo: già nel corso di quest’anno, il Parlamento dovrebbe occuparsi della prossima iniziativa popolare dell’UDC sul tema dell’asilo. L’iniziativa per la protezione delle frontiere chiede controlli sistematici ai confini e il respingimento dei richiedenti asilo che entrano in Svizzera passando da uno Stato confinante.