La Catalogna mette in quarantena 200’000 persone
Gli abitanti di 38 piccoli comuni della provincia di Segrià dovranno stare nelle loro case a causa di 9 focolai attivi
di Keystone-ATS
La Catalogna mette in quarantena 200’000 persone

La Generalitat catalana ha deciso di mettere in quarantena nelle loro case gli abitanti di 38 piccoli comuni della provincia di Segrià, che contano circa 209’000 persone, a partire da mezzogiorno, a fronte dell’aumento dei casi di coronavirus registrati nelle ultime ore. Sono nove i focolai attivi.

Lo rende noto La Vanguardia. Fino alle 16 ai residenti sarà permesso di entrare, ma da quel momento in poi sarà vietata la circolazione, ad eccezione dei lavoratori che devono spostarsi.

I cittadini che non hanno residenza nella regione hanno tempo fino alle 16 per lasciarla e i residenti per tornare, precisa La Vanguardia. Poi saranno consentiti movimenti solo per comprovati motivi di lavoro. Vietati anche gli assembramenti di oltre dieci persone, sia nella sfera pubblica che in quella familiare. I centri diurni per gli anziani sono stati chiusi, vietate le visite alle case di riposo. Polizia locale e ‘mossos d’Esquadra’ sono già stati mobilitati sulle strade, pronti a multare chi contravvenga alle nuove misure.

Una “decisione difficile”, ha commentato Il presidente della Generalitat, Quim Torra, ma necessaria a fronte del “significativo aumento dei casi di contagio”. Nelle ultime 24 ore, 21 persone sono state ricoverate in ospedale, e sei in terapia intensiva: a Segrià, con una popolazione di 210’000 abitanti, si registrano 9 focolai, di cui almeno 4 legati ad aziende ortofrutticole.

Nella città di LLeida, la terza della Catalogna a circa 150 chilometri da Barcellona, è stato istituito un ospedale da campo.

Secondo un portavoce del governo catalano, non si può al momento prevedere la durata del lockdown, che sarà decisa a seconda degli sviluppi epidemiologici. Quello di Segria sembra essere il focolaio più preoccupante e “al momento non risultano altri focolai di dimensioni preoccupanti nel resto della Catalogna”.

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