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Estero
La bandiera turca a Afrin, cade l'enclave curdo-siriana
Redazione
8 anni fa

Le bandiere rosse con la mezzaluna sventolano nel centro di Afrin. Le forze armate turche e le milizie siriane loro alleate sono entrate nel centro dell'enclave curda, concludendo di fatto l'operazione avviata due mesi fa per mettere in sicurezza il confine. Il presidente Erdogan ha dato l'annuncio in un bagno di folla, anche se i pochi miliziani curdi rimasti in città hanno giurato che non si arrenderanno. Sull'altro fronte di guerra, la Ghuta orientale, è sempre più forte la stretta di Damasco contro i ribelli, tanto che lo stesso Bashar al Assad ha fatto visita alle sue truppe, che gli stanno riconsegnando il controllo quasi completo del Paese. Gli attivisti siriani dell'opposizione in esilio, l'Osservatorio per i diritti umani, hanno confermato che le forze turco-siriane controllano oltre la metà di Afrin e che rimangono soltanto poche sacche di resistenza. Mentre sono circa 200mila i civili costretti a fuggire. I curdi hanno di fatto ammesso la sconfitta, affermando che adesso la guerra "contro l'occupazione della Turchia entra in una nuova fase". D'ora in avanti si passerà dallo scontro diretto alla guerriglia, "colpire e scappare", fino alla liberazione, ha assicurato un alto funzionario. E le milizie dell'Ypg "si trasformeranno in un incubo continuo" per i turchi e i loro alleati. L'unica incognita, a questo punto, è rappresentata dal possibile attrito fra turchi e i curdi supportati dagli Usa che combattono l'Isis. In ogni caso, non c'è solo Erdogan a godersi la vittoria. Il vero trionfatore di questa guerra civile, che in sette anni ha devastato la Siria provocando centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati, appare sempre di più Assad, con il sostegno decisivo di Vladimir Putin. Ormai l'esercito regolare, grazie all'appoggio dei russi, controlla oltre l'80% di quest'area alle porte di Damasco, roccaforte dei ribelli dal 2012. Anche questo capitolo si avvia alla conclusione, attraverso le armi. In spregio agli innumerevoli e infruttuosi negoziati di pace.

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