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Estero
"L' Occidente ci isola, ma ci difenderemo"
Redazione
12 anni fa
Putin, nel suo discorso alla nazione, punta il dito contro chi vuole far calare sul mondo una nuova "cortina di ferro"

Vladimir Putin torna a ricorrere alla retorica del 'fortino accerchiato', e nel suo tradizionale discorso alla nazione punta il dito contro l'Occidente accusandolo di voler far calare sul mondo una nuova "cortina di ferro" che isoli la Russia. Parlando al Cremlino davanti a oltre mille persone tra parlamentari, ministri e altre autorità civili e religiose, l'uomo forte di Mosca ha precisato che la Russia non ha alcuna intenzione di partecipare a una costosa corsa al riarmo in stile guerra fredda ma - ha avvertito - è in grado di difendersi. Anche militarmente. Sul piano economico però le soluzioni annunciate - tra cui un'amnistia per il rientro dei capitali - lasciano irrisolte molte questioni, e Putin si è scagliato contro "gli speculatori" come se fossero gli unici veri responsabili del periodo nero della valuta russa: il rublo, che solo nell'ultimo mese ha perso un quarto del suo valore nei confronti di dollaro ed euro. Mentre le sanzioni occidentali per la crisi ucraina e il crollo del prezzo del petrolio affossano l'economia russa, lo 'zar' lascia comunque la porta aperta ai suoi avversari: la Russia - sottolinea - non vuole assolutamente "interrompere i rapporti con gli Usa e con l'Europa". Ma è evidente che le relazioni tra Mosca e Occidente sono ridotte ai minimi termini ormai da molti mesi: da quando a marzo la Russia ha strappato all'Ucraina la Crimea - da Putin oggi definita "sacra" come "il Monte del Tempio di Gerusalemme" - e nel conflitto nel sud-est scoppiato ad aprile si è schierata al fianco dei separatisti, anche con armi e uomini, secondo Kiev e l'Occidente. Da un vertice Osce a Basilea il segretario di Stato Usa John Kerry tende comunque timidamente la mano a Mosca dichiarando che Washington non cerca "il confronto" e non "vuole vedere la Russia isolata dalle sue stesse azioni". Ma intanto il braccio di ferro continua, e mentre la Nato si rafforza nell'est Europa, navi e jet militari con la stella rossa fanno capolino sempre più di frequente ai quattro angoli del globo. Del resto, nel suo discorso trasmesso in diretta tv, Putin ha usato più il bastone che la carota con Ue e Usa. Il leader del Cremlino si è nuovamente scagliato contro le sanzioni bollandole come un tentativo di "frenare" una Russia sempre più "forte", e ha tuonato che se non ci fosse stata la crisi ucraina gli avversari di Mosca avrebbero trovato un altro pretesto per lanciare le restrizioni economiche. Poi, sullo sfondo dei sanguinosi scontri di oggi in Cecenia, ha dichiarato che "certe forze" volevano "uno scenario jugoslavo" in Russia e la "disgregazione del Paese". Ma "non lo abbiamo permesso", ha aggiunto sull'onda della retorica: la stessa usata tutto l'anno nel muro contro muro con l'Occidente. Con la differenza che ora i russi cominciano a sentire sulla propria pelle le conseguenze economiche della politica estera di Putin - la cui popolarità resta comunque altissima in patria -, e le parole di oggi del leader russo non fanno di certo sperare in un miglioramento a breve. Lo 'zar' non ha nemmeno accennato alla recessione prevista dal prossimo anno con le stime sul Pil tagliate da una crescita dell'1,2% a un calo dello 0,8%. E sulla crescente inflazione - che quest'anno dovrebbe raggiungere il 9% - ha auspicato di contenerla al 4%, ma senza fornire una ricetta per raggiungere l'obiettivo. Per frenare la fuga di capitali, che quest'anno dovrebbe toccare i 125 miliardi di dollari, Putin ha annunciato una sorta di amnistia a chi riporterà in patria il proprio denaro depositato in conti offshore. E tra le promesse c'è anche il congelamento della pressione fiscale per quattro anni e l'assenza di controlli sulle piccole imprese per tre. Il presidente russo ha inoltre suggerito di vedere le sanzioni come un'opportunità per aumentare il "Made in Russia". Ma un sistema produttivo non si crea di certo da un giorno all'altro.

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