
Alcune migliaia di persone, su iniziativa dei serbi del nord del Kosovo, hanno manifestato oggi nel centro di Belgrado contro l'accordo con Pristina concluso a Bruxelles il 19 aprile scorso. Il raduno è stato fissato simbolicamente per le 12.44, a simboleggiare la risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza dell'Onu, che dalla fine della guerra nel 1999 regola lo status del Kosovo quale protettorato delle Nazioni Unite e non come stato indipendente. Tale risoluzione definisce il Kosovo una provincia della Serbia il cui livello di autonomia dev'essere determinato sulla base del negoziato. Con gli slogan 'Noi restiamo in Serbia' e 'Non cederemo mai il Kosovo', i dimostranti si sono dati appuntamento sulla centralissima Piazza della Repubblica, dove in un mare di bandiere serbe e simboli nazionalistici sono state rivolte pesanti accuse alla dirigenza di Belgrado, tacciata apertamente di tradimento nei confronti dei serbi del Kosovo. Alla manifestazione hanno preso parte rappresentanti dei partiti ultraconservatori serbi e delle tante formazioni estremiste e ultranazionaliste, ostili a ogni intesa con la componente albanese del Kosovo. Presenti anche studenti universitari serbi del Kosovo e esponenti della Chiesa ortodossa serba, che già in varie occasione ha preso posizione contro l'accordo con Pristina. L'accordo di Bruxelles - che prevede una ampia autonomia per la popolazione serba, nell'ambito tuttavia delle norme e della legislazione di Pristina - viene considerato sia dalla Chiesa che dalla componente più dura e oltranzista dei serbi del nord Kosovo una palese violazione della costituzione e delle leggi della Serbia. I serbi del Kosovo, in particolare quelli del nord, rifiutano ogni tipo di integrazione nelle istituzioni del Kosovo indipendente, che non intendono in alcun modo riconoscere. Controllata da un massiccio schieramento di poliziotti in assetto antisommossa, la manifestazione si è conclusa nel primo pomeriggio senza incidenti. ATS
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