
Il riconoscimento da parte dell'Occidente della secessione della provincia a maggioranza albanese del Kosovo rappresenterebbe per la Serbia un trattamento analogo a quello subito alla Conferenza di Monaco del 1938 dalla Cecoslovacchia, smembrata dalle grandi potenze per soddisfare gli appetiti della Germania nazista. Lo ha affermato oggi in un'intervista all'agenzia Tanjug il premier serbo, Vojislav Kostunica. Nell'intervista, Kostunica - uomo simbolo della rivolta popolare che nel 2000 portò alla caduta del regime di Slobodan Milosevic a Belgrado, ma anche alfiere nel nuovo corso democratico dell'orgoglio nazionale e di un'inflessibile difesa della sovranità serba sul Kosovo - ha avuto parole durissime verso i governi che avallano le istanze d'indipendenza degli albanesi-kosovari. "La Serbia - ha tuonato - è esposta in questi ultimi tempi a pressioni e minacce quotidiane (affinché si pieghi alla perdita della provincia contesa, ndr). Pressioni e minacce che si sono trasformate persino in violenze sul Paese e sui suoi cittadini e che ormai richiedono una risposta adeguata". Egli ha quindi ribadito che la Serbia non accetterà mai di diventare "partner e complice dell'Occidente nel suo proprio smembramento e nella creazione di un nuovo Stato albanese" entro i suoi confini attuali. ATS
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