
Il Kosovo ha celebrato oggi il 13/mo anniversario del ritiro delle forze serbe e dell'arrivo nel paese delle truppe della Nato (Kfor), dopo quasi tre mesi di bombardamenti alleati sulla Serbia di Slobodan Milosevic. Una celebrazione tuttavia che non coincide con le aspettative dei cittadini, sempre alle prese con gravi problemi economici e sociali. A oltre quattro anni dall'indipendenza dalla Serbia, proclamata da Pristina il 17 febbraio 2008, l'economia del Kosovo resta molto debole, la povertà cresce e la disoccupazione si mantiene a livelli molto alti, al di sopra del 40%. Scarsi successi d'altra parte sembra aver dato finora la lotta a corruzione e criminalità organizzata, fenomeni che continuano a dominare largamente nella vita pubblica e privata del piccolo paese balcanico, da alcuni definito 'Mafialand'. Nella Giornata della Libertà, il presidente della repubblica Atifete Jahjaga ha sottolineato il grande significato dell'indipendenza conquistata grazie al lavoro di molte generazioni di kosovari che si sono sacrificati per tale ideale. "Il nostro cammino verso la libertà è stato denso di sacrifici e fatiche, ma esso ci rende orgogliosi e ci sprona ad andare avanti per la realizzazione di tutti i nostri obiettivi sulla strada dell'integrazione euro-atlantica, con l'adesione alla Ue e alla Nato, e in eterna amicizia con gli Stati Uniti d'America", ha detto Jahjaga. L'anniversario della fine della guerra è stato festeggiato a Pristina e in numerose altre località del Kosovo con manifestazioni e riunioni celebrative. Nella capitale si è esbito in concerto la nota band rock kosovara 'Trojà. Da quasi 50 mila a loro arrivo nel giugno 1999, le truppe della Nato in Kosovo sono attualmente circa 6 mila. ATS
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