
È salito a 170 morti il bilancio della rivolta in corso nelle città meridionali di Osh e Jalalabad, in Kirghizistan, secondo i dati forniti dal ministero della sanità. Restano negli ospedali 826 dei 1'762 feriti nei cinque giorni di scontri che hanno opposto kirghizi e uzbeki, costringendo questi ultimi a cercare di varcare i confini come profughi. Secondo il quotidiano russo "Kommersant", il numero dei morti sarebbe molto più alto di quello fornito dal ministero della sanità, con almeno alcune centinaia di persone uccise con coltelli, armi da fuoco, alcune anche bruciate vive. Il timore è che la violenza possa estendersi anche alla capitale Bishkek e ad altre regione del nord. Secondo il portavoce dell'Onu Andrei Makhecic il numero di profughi del conflitto ha già raggiunto i 275'000. Di questi, ha aggiunto, 75'000 sono riusciti a entrare in Uzbekistan, che stamane ha comunque chiuso definitivamente le frontiere. Altri 200'000 sono nel sud kirghizo, addossati ai confini. La premier a interim kirghiza Rosa Otunbaieva ha invece affermato: "a mio avviso, quella di 75'000 profughi è una cifra esagerata. Credo che si possa parlare di 30-40'000 persone, comprese quelle che rimangono nel territorio del Kirghizistan". Intanto le autorità kirghize hanno confermato che il referendum costituzionale nel paese si terrà come previsto il 27 giugno. ATS
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