
Il governo kirghiso guidato da Sooronbai Jeenbekov si è dimesso dopo che, due giorni fa, il partito socialdemocratico del presidente Almazbek Atambaiev è uscito da quella che era la coalizione di maggioranza in parlamento. La spaccatura è dovuta al rifiuto di parte della coalizione di sostenere le proposte di riforma costituzionale avanzate dai socialdemocratici, che prevedono un rafforzamento dei poteri del primo ministro: ruolo che in teoria potrebbe ricoprire Atambaiev alla fine del mandato presidenziale, anche se il capo di Stato ad agosto aveva dichiarato di non avere piani del genere. L'11 dicembre in Kirghizistan si potrebbe svolgere un referendum costituzionale sulla riforma. La coalizione controllava 80 seggi parlamentari su 120, di cui 38 ricoperti dai socialdemocratici. Una delle voci più critiche nei confronti della riforma è l'ex alleato di Atambaiev, Omurbek Tekebayev, leader del partito Ata Meken.
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