
Il dramma della guerra che si ripete uguale a se stesso, anche nel 2022, nel cuore dell’Europa cui la Storia non ha risparmiato alcun orrore. In Ucraina ci sono “storie orribili“ che riguardano le donne, di violenze sessuali da parte di militari russi. Storie che si rincorrono sui media e che Olha Stefanishyna, vicepremier ucraina, conferma in un’intervista nella quale promette: “ogni singolo soldato che abbia commesso questo crimine di guerra verrà chiamato a risponderne. Donne ucraine, noi rimarremo unite e prevarremo“.
Oggi è lei, donna numero due del governo di Kiev a 36 anni, a mettere in guardia sulla violenza che si accanisce sui più vulnerabili. Come altri prima di lei, in altri conflitti, su altri fronti in fiamme, parla di uno degli abusi più barbari che purtroppo in situazioni di guerra si moltiplicano. La vicepremier promette che giustizia sarà fatta: le drammatiche storie che si rincorrono verranno prese in esame e verificate una per una, garantisce, sarà compito del procuratore generale. Fino ad allora però le testimonianze restano racconti, e sono di episodi brutali.
Alcuni li hanno portati quattro deputate ucraine nei giorni scorsi a Londra dove erano in visita a Westminster ed hanno incontrato i giornalisti. Lesia Vasylenko, parlamentare del partito di opposizione Holos, ha raccontato come le forze russe stanno aggredendo, stuprando e anche impiccando donne che non riescono a fuggire dalla loro invasione. Alcune, per la disperazione, vengono spinte al suicidio, ha detto, e persino tra le donne oltre i 60 anni c’è chi è arrivata a togliersi la vita dopo “Quando Putin non è riuscito a prendere l’Ucraina e Kiev in tre giorni come aveva immaginato, allora ha modificato la sua strategia prendendo di mira specificatamente donne e bambini“, ha aggiunto Vasylenko.
E’ Kiev con le sue periferie di Bucha e Irpin il teatro delle barbare aggressioni sessuali di cui parla Vasylenko, citata dal Daily Mail, che insieme con le colleghe Olena Khomenko, Maria Mezentseva e Alona Shkrum era nei giorni scorsi alla House of Commons. “La gran parte di loro sono state assassinate dopo essere state stuprate oppure si sono tolte la vita“, ha spiegato ancora la deputata, secondo il Mirror. “Il problema principale è che le vittime e le famiglie non hanno la forza e la capacità di farsi avanti e denunciare“, ha detto ancora Mezentseva. “Alcune delle donne stuprate sono anche state impiccate. E questi sono fatti che stiamo raccogliendo come prove di crimini di guerra“, ha aggiunto.
Il primo a parlare di violenze perpetrate sulle donne era stato il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, già nelle prime due settimane di conflitto e aveva fatto riferimento a “numerosi casi“ di violenze sessuali emersi già nella prima settimana dell’operazione militare lanciata da Mosca. Non erano mancate poi le femministe del gruppo Femen, nato proprio in Ucraina, nel mettere in guardia sui rischi per le donne intrappolate nella violenza della guerra: “Lo stupro è una parte integrante della guerra - si legge in un loro appello - è una questione di potere, dominare la donna, farla crollare, farla sprofondare nella vergogna. In guerra, lo stupro è usato per minare il morale del nemico e destabilizzare la società“.
Una violenza che non riguarda però soltanto chi resta nella terra diventata campo di battaglia, ma anche chi fugge e non trova subito un approdo sicuro, rimanendo così più solo e più vulnerabile. In questo rischio incorrono le migliaia di profughi che ogni giorno fuggono dalla guerra in Ucraina, e le donne e i bambini fra loro sono particolarmente esposti ad altra violenza. A ricordarlo oggi anche il Vaticano, con il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, che a margine della visita a due centri per profughi diretti dalla diocesi di Varsavia, ha lanciato un appello chiaro: “Donne e bambini ucraini vanno ‘protetti dai trafficanti di persone quando arrivano dall’Ucraina nei nostri Paesi“.
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