
Con la ripresa del quinto round di colloqui del Trattato sugli oceani delle Nazioni Unite, Jane Fonda ha consegnato 5,5 milioni di firme da 157 paesi a Rena Lee, presidente dei negoziati al Palazzo di Vetro, chiedendo un documento forte. Senza un trattato concordato in questo round di colloqui sarà infatti praticamente impossibile proteggere il 30% degli oceani del mondo entro il 2030, obiettivo che secondo gli scienziati è il minimo indispensabile per consentire agli oceani di riprendersi da decenni di inquinamento, pesca selvaggia e altre attività industriali. L'attrice e attivista - che oggi è all'Onu a New York - è stata affiancata nella consegna della petizione, coordinata da Only One e Greenpeace, da Anta Diouf, una leader della comunità senegalese che rappresenta le pescatrici della regione. "Abbiamo bisogno di un Trattato globale sugli oceani e ne abbiamo bisogno ora. È a nostro rischio e pericolo ritardare ulteriormente - ha detto Fonda - Vi esorto come madre, nonna e cittadina di questo mondo a mettere da parte la politica, gli interessi speciali e l'inerzia che tende a trascinare a terra idee grandi e audaci, facciamolo per ogni vita sulla Terra".
"Serve una proposta concreta dai paesi del Nord"
L'ultimo round di negoziati è fallito nel 2022 perché i paesi del Nord del mondo hanno offerto troppo poco, e troppo tardi, sul finanziamento e sulla condivisione dei benefici dalle risorse genetiche marine. Gli ambientalisti spiegano che è fondamentale che in questo nuovo round di negoziati i paesi del Nord del mondo facciano un'offerta tempestiva e credibile al Sud del mondo che possa portare un documento oltre il traguardo.

