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Italia: terrorismo; Milano; Nuove Br, condanne fino a 15 anni
Redazione
17 anni fa

La prima Corte d'Assise di Milano ha inflitto condanne fino a 15 anni di reclusione nel processo a 17 membri delle cosiddette "Nuove Br" del partito comunista politico-militare. In seguito alla lettura della sentenza gli imputati e il pubblico presente hanno intonato l'Internazionale e mostrato i pugni chiusi. Sono stati condannati a 15 anni Davide Bortolato e Claudio Latino, ritenuti rispettivamente i leader della cellula padovana e di quella milanese. Tredici anni e 10 mesi di reclusione sono stati inflitti a Vincenzo Sisi, ritenuto a capo della cellula torinese; 11 anni e 4 mesi ad Alfredo Davanzo; 11 anni e un mese a Bruno Ghirardi; 10 anni e 11 mesi a Massimiliano Toschi; 8 anni e 3 mesi a Massimiliano Gaeta; 7 anni a Salvatore Scivoli; 3 anni e 8 mesi ad Andrea Scantamburlo; 3 anni e 6 mesi ad Amarilli Caprio (l'unica donna imputata), Alfredo Mazzamauro, Federico Salotto e Davide Rotondi. A dieci giorni di arresto Giampietro Simonetto. Assolti, invece, Michele Magon, Alessandro Toschi e Andrea Tonello. Alla presidenza del Consiglio, costituita parte civile nel processo, la prima Corte d'assise ha riconosciuto il danno condannando alcuni degli imputati a risarcire in solido un milione di euro. È la stessa cifra che era stata richiesta dall'avvocato della presidenza del Consiglio, Michele Damiani. Alcuni degli imputati sono pure stati condannati a risarcire in solido i danni al senatore e giuslavorista Pietro Ichino, liquidati dalla prima Corte d'Assise di Milano in via definitiva in 100'000 euro. Ichino, secondo l'accusa, era nel mirino del gruppo del Partito comunista politico-militare. "È una sentenza che azzera gli spazi di democrazia e nell'inesistenza di un reato associativo colpisce la realtà antagonista". È il commento degli avvocati Giuseppe Pelazza e Ugo Giannangeli alla sentenza. I due legali, che difendono numerosi imputati nel processo, hanno spiegato al termine della lettura della sentenza che "il Tribunale speciale degli anni '20 e '30 fu più rigoroso nell'applicare la legge". Gli avvocati hanno spiegato di non essere soddisfatti e che la loro valutazione "non è stata modificata dalle tre assoluzioni e dalla riduzione delle pene rispetto alle richieste del pm". I due, inoltre, hanno parlato della sostituzione di tre giudici popolari, che è stata effettuata prima che il collegio entrasse in camera di consiglio, per motivi familiari e di salute di alcuni giudici che non potevano partecipare. "È strano - ha detto l'avvocato - che chi ha seguito per quasi due anni il processo non partecipi poi alla Camera di consiglio finale". ATS

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