
Il terremoto del 6 aprile ha prodotto una deformazione di 650 chilometri quadrati nella zona attorno a L'Aquila. Lo mostrano le immagini elaborate dall'Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Irea-Cnr) sulla base dei dati raccolti dal satellite europeo Envisat e messi a disposizione dall'Agenzia spaziale europea (Esa). L'immagine mostra inoltre una linea di frattura (faglia) nella stessa direzione degli Appennini e lunga almeno 15 chilometri. Si tratta di immagini interferometriche, ottenute cioè sovrapponendo immagini precedenti al terremoto (1. febbraio) e quelle rilevate domenica. Le immagini mostrano la zona suddivisa in diverse fasce di colore, ognuna delle quali indica uno spostamento della superficie terrestre pari a circa 28 millimetri. La misura è stata rilevata tenendo conto dell'inclinazione del satellite Envisat, pari a 23 gradi rispetto alla verticale. La deformazione massima, pari a 25 centimetri (rilevata sempre nella direzione di illuminazione del sensore, inclinata di 23 gradi rispetto alla verticale), è stata rilevata nella zona compresa tra le frazioni di Bazzano e Monticchio, entrambe vicine a L'Aquila. I dati radar rilevati da Envisat sono diversi rispetto a quelli elaborati nei giorni scorsi dai satelliti italiani Cosmo SkyMed (che mostravano fasce di deformazione di 15 millimetri) a causa della diversa inclinazione: 23 gradi quella di Envisat e 51 gradi (quindi molto più vicino alla verticale) quella di Cosmo SkyMed. Intanto, stando al Dipartimento della Protezione civile, su 1'467 sopralluoghi effettuati nelle aree colpite dal terremoto (il dato è aggiornato a ieri), gli edifici agibili sono 771, pari al 53%. ATS
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