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Italia: sì del Senato a Agenzia sicurezza nucleare
Redazione
17 anni fa

Il Senato italiano ha approvato l'articolo 17 del disegno di legge "Sviluppo e energia" che prevede l'istituzione dell'Agenzia per la sicurezza nucleare. Questa svolgerà funzioni di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo e l'autorizzazione ai fini della sicurezza, la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari, la protezione dalle radiazioni, nonché compiti di vigilanza su costruzione, esercizio, salvaguardia degli impianti e materiali nucleari. Ieri l'assemblea di Palazzo Madama aveva approvato (con 142 sì e 105 no) gli articoli 14-15 e 16 del disegno di legge "Sviluppo ed energia" che danno al governo la delega per adottare entro sei mesi, e dopo una delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), più decreti per il ripristino dell'intera filiera di produzione dell'energia atomica: tipologia e disciplina per la localizzazione degli impianti, stoccaggio del combustibile, deposito dei rifiuti radioattivi. Sono previste procedure velocizzate per la costruzione delle centrali da parte di consorzi: la cosiddetta "autorizzazione unica" che sostituisce ogni tipo di licenza e nulla osta tranne la Via (valutazione impatto ambientale) e la Vas (valutazione d'impatto strategica). Sono previste inoltre "misure compensative in favore delle popolazioni interessate". Il disegno di legge prevede, tra l'altro, anche il potere sostitutivo dello Stato sugli enti locali in caso di mancato accordo sulla localizzazione delle future centrali. Dopo più di vent'anni, in Italia si riapre dunque la strada all'energia nucleare. A bloccarla fu un referendum che si tenne nel novembre 1987, l'anno dopo della tragedia di Chernobyl. Legambiente e Greenpeace definiscono la scelta del governo "autoritaria e centralista". "L'approvazione del testo di legge - stigmatizzano - è quasi un 'golpe nucleare' con l'idea di militarizzare il territorio per imporre un sistema energetico che - secondo l'istituto di studi politici, economici e sociali Eurispes - la maggioranza degli italiani non vuole". Greenpeace ricorda inoltre che "se dovesse tornare il nucleare in Italia, sarebbero pochissimi i territori che potrebbero ospitare una centrale, considerando zone le sismiche, quelle a rischio alluvioni, quelle a rischio siccità, le coste in erosione e le città densamente popolate". ATS

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