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Italia: morto sceneggiatore Tonino Guerra, l'amico di Fellini
Redazione
14 anni fa

Il poeta e sceneggiatore romagnolo Tonino Guerra è morto questa mattina, all'età di 92 anni, appena compiuti il 16 marzo. Maestro di elementare, ha collaborato con tanti grandi registi - Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi e i fratelli Taviani - firmando capolavori del cinema italiano, da "L'avventura", nel 1960, a "La polvere del tempo", nel 2008. Ammalato da qualche mese, Guerra si era aggravato nelle ultime settimane ed era stato ricoverato a Rimini per accertamenti, ma i sanitari lo avevano rimandato a casa. Da qualche tempo, avendo sentito che la fine si avvicinava, Tonino Guerra aveva scelto di tornare a vivere nella natia Santarcangelo, lasciando la casa-museo di Pennabilli - sede dell'associazione a lui intitolata - nella quale aveva vissuto dagli anni 80. Nato il 16 marzo del 1920 si è spento oggi alle 8.30: il 21 marzo, giornata mondiale della poesia istituita dall'Unesco, ma anchedell'arrivo della primavera. Tonino Guerra era un maestro di scuola elementare, quando nel 1943 venne deportato in Germania nel campo di concentramento di Troisdorf. Qui, per intrattenere i compagni di prigionia, si mise a raccontare storie come si faceva nelle campagne della sua Romagna accanto al fuoco. E cominciò a scrivere poesie in dialetto romagnolo. Dopo la guerra, si laureò in pedagogia all'università di Urbino, dove lo notò e incoraggiò Carlo Bo, che lo aiutò a pubblicare la sua prima raccolta: "I scarabocc". Divenne quindi membro di un circolo di poeti, "E circal de giudeizi" (il circolo della saggezza), con Raffaello Baldini e Nino Pedretti. Ma è l'attività di sceneggiatore, iniziata con il trasferimento a Roma nel 1953, che Tonino Guerra raggiunge la fama. Con Antonioni firma "L'avventura" (1960), "La notte" (1961), "L'eclisse" (1962) e "Deserto Rosso" (1964). In contemporanea con quest'ultimo collabora a "Matrimonio all'italiana" di Vittorio De Sica, con cui nel 1970 realizza anche "I Girasoli". I suoi capolavori, però, li firma con Fellini: "Amarcord", nel 1973, e dieci anni dopo "E la nave va". Lavora anche con Theo Angelopoulos (scomparso il 24 gennaio), Mario Monicelli, Josè Maria Sanchez e Wim Wenders. Negli anni 80 tornò in Romagna, dove, oltre a continuare la sua produzione poetica, si diede all'architettura del paesaggio, disegnando fontane, piazze e scalinate per i paesi della sua terra. Si dedicò anche alla pittura e alla creazione di installazioni artistiche da lui ribattezzate "I luoghi dell'anima", tra i quali L'Orto dei frutti dimenticati, Il Rifugio delle Madonne abbandonate, La Strada delle meridiane, Il Santuario dei pensieri, L'Angelo coi baffi, Il Giardino pietrificato, L'albero della memoria. Lascia una produzione culturale sconfinata che ha profondamente inciso nella cultura italiana. ATS

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