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Italia: Lega molla Formigoni, voto ad aprile; lui va in trincea
Redazione
14 anni fa

La Lega Nord e il presidente della Lombardia Roberto Formigoni sono ai ferri corti come mai prima. Oggi il Carroccio ha dettato le sue condizioni, una su tutte: election day ad aprile per le politiche e per le regionali. Ma se andare a votare in primavera è l'intenzione della Lega Nord, che in pratica ha staccato la spina, Formigoni - impegnato a fare una nuova squadra dopo l'arresto dell'assessore alla Casa Domenico Zambetti con l'accusa di aver comperato voti della 'ndrangheta e l'azzeramento della giunta - ha tutt'altra idea e si attesta in trincea denunciando che "l'accordo firmato giovedì con Alfano e Maroni è diverso da quanto emerso oggi". Ha ripetuto di voler restare fino al 2015 e di escludere "certamente" l'idea di un governo 'a tempò o di un appoggio esterno. "Se la Lega ha cambiato posizioni - ha detto al convegno dei democristiani del Pdl a Saint Vincent - ce ne spiegherà le ragioni, ragioneremo insieme, questo è il momento in cui ognuno deve essere chiaro. Il Pdl è pronto ad assumere la responsabilità delle proprie scelte e anche io come presidente farò le mie scelte". Certo se c'è una situazione "così incerta - ha osservato il coordinatore Pdl Ignazio La Russa - meglio andare a votare subito". A chiedere le elezioni è l'opposizione di centrosinistra che per lunedì sera ha organizzato un presidio davanti al Palazzo della Regione a cui hanno aderito fra gli altri Giorgio Gori, Roberto Vecchioni e diversi sindaci. Fra gli invitati c'è anche il primo cittadino di Milano Giuliano Pisapia che oggi - su Repubblica - ha chiesto "una ribellione civica" e soprattutto le dimissioni del governatore. "Una caduta di stile" ha commentato Formigoni, dicendogli di guardare in casa sua, e innescando un botta e risposta andato avanti fino a sera. Per dimostrare che fa sul serio, la Lega Nord - dopo il consiglio federale - ha annunciato un referendum il 20 e 21 ottobre sull'election day con 1.500 gazebo nelle piazze. E intanto ha fatto alcune richieste: entro dicembre approvare il bilancio, cambiare la legge elettorale e mandare via i consiglieri rinviati a giudizio. In pratica il Carroccio ha chiesto la testa di Nicole Minetti, la consigliera Pdl a processo per favoreggiamento della prostituzione, e di Gianluca Rinaldin, condannato in primo grado per truffa e falso. Auspicabile che lascino, secondo il coordinatore regionale del Popolo della libertà Mario Mantovani, ma, ha aggiunto, "non dispongo di armi". Il Popolo delle Libertà, dopo lo scarno comunicato della Lega Nord, ha chiamato in causa Roberto Maroni, sperando forse che il segretario sconfessasse le decisioni di oggi. Anche Formigoni ha detto di avergli inviato un sms. Lui però ha confermato tutto. ATS

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