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Italia: Fus; la rabbia dello spettacolo davanti a Montecitorio
Redazione
17 anni fa

Un mare di palloncini neri e le note pensose del Coriolano suonate dall'orchestra regionale del Lazio, mentre dal piccolo palco si susseguono gli interventi. Dopo il tam tam delle dichiarazioni e i giorni concitati delle assemblee improvvisate, la protesta contro i tagli al Fondo unico per lo spettacolo (FuS) arriva in piazza, schierata davanti a Montecitorio. Ed è un misto di rabbia, delusione, sconforto, voglia di sperare. Con tanti volti noti, da Mario Monicelli a Carlo Verdone, da Zingaretti ad Ascanio Celestini, Mariangela Melato, Giulano Montaldo, Massimo Ghini, persino un silente Nanni Moretti, che si mescolano alle facce più anonime di attori di teatro, danzatori, musicisti, tecnici, sceneggiatori. Tantissimi i giovani, i volti noti delle fiction e del cinema di ultima generazione, da Claudio Santamaria a Luigi Lo Cascio, da Cesare Bocci a Luisa Ranieri. Una folla vistosa forse soprattutto per la qualità delle donne e degli uomini di spettacolo presenti (gli organizzatori conteranno alla fine cinquemila persone) insieme a politici (tanto Pd, compresi Ignazio Marino e Dario Franceschini, ma a anche Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi del Pdl) e agli intellettuali. La doccia fredda arriva subito con le parole amareggiate dello sceneggiatore Andrea Purgatori, che a nome dei Centoautori ha fatto parte della delegazione appena ricevuta da Gianni Letta. "Non abbiamo buone notizie - dice - Per ora non sembra esserci via d'uscita al reintegro del Fus da parte del governo". Uno spiraglio di ottimismo bipartisan cerca di portarlo Luca Barbareschi arrivato insieme alla collega parlamentare Gabriella Carlucci, entrambi accolti da fischi. "Ci batteremo fino all'ultimo per trovare una soluzione", dice. Ma sottolinea che lo spettacolo deve sapere "ripulire i propri bilanci, tagliare gli sprechi, assumere una diversa coscienza imprenditoriale". Sul che fare si discute ancora. Purgatori ribadisce l'intenzione delle associazioni di portare la protesta alla conferenza stampa per la presentazione del Festival di Venezia. In tanti invocano il boicottaggio della Mostra. In molti non sono d'accordo. Non lo è Zingaretti ("Venezia è un patrimonio nostro, non della controparte") e non lo sono il regista teatrale Maurizio Scaparro ("boicottiamo piuttosto il Grande Fratello) e l'attore Giulio Scarpati. Si oppone dal palco, fischiato, il presidente dell'Associazione generale italiana spettacolo (Agis) Alberto Francesconi. Le proposte che circolano sono tante, c'è anche chi invoca anche la serrata della produzioni per cinema, tv e le altre forme di spettacolo. A nome della storica Associazione nazionale autori cinematografici (Anac) Nino Russo invoca coesione di tutto il settore (oltre 200'000 lavoratori) e una consonanza di lotta con tutte le forme della cultura, dell'istruzione e della ricerca. L'attore teatrale, scrittore e drammaturgo Ascanio Celestini, applauditissimo, esalta l'auto-organizzazione. "Facciamola noi la politica culturale, visto che non la fanno i nostri amministratori". Celestini saluta con lo scongiuro tipico del teatro, "Merda", dice lasciando il palco. È sera ma la piazza non si svuota. E dai giovani teatranti di Zeropuntotre parte la proposta di continuare il presidio ad oltranza. "Saremo qui tutta la notte". ATS

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