
Il maxiemendamento del governo italiano interamente sostitutivo del Jobs Act sul quale l'esecutivo ha posto la fiducia ha ottenuto durante la notte il via libera del Senato con 165 "si", 111 "no" e 2 astenuti. I senatori della minoranza del Partito democratico annunciano però battaglia alla Camera per modificare il testo. È dall'inizio molto nervosa, la giornata al Senato italiano. Ed è subito caos quando intorno all'ora di pranzo il ministro del lavoro Giuliano Poletti prende la parola in Aula per illustrare il maxiemendamento del governo che modifica e sostituisce il testo della delega sul lavoro. A Milano è in corso nelle stesse ore un corteo contro il vertice Ue sul lavoro: "Siamo pronti a occupare le fabbriche", ribadisce il segretario della Fiom (il sindacato dei metalmeccanici) Maurizio Landini. Ma Renzi, giunto in città per una conferenza fortemente voluta con i leader europei, sfida gli oppositori: "Possono contestarci, ma il Paese lo cambiamo". Il maxiemendamento che giunge a Palazzo Madama riforma il mercato del lavoro con interventi come gli sgravi sulle nuove assunzioni, la riduzione delle forme contrattuali, i nuovi ammortizzatori sociali. È il "passo importante" per il quale anche Angela Merkel si congratula con Renzi. Il governo e la maggioranza dunque non cedono alle proteste delle opposizioni e confermano il proposito di votare la fiducia in giornata, anche a costo di fare nottata. "Sono stati fatti passi avanti ma non basta", proclama una ricompattata minoranza Pd. Ma poiché la critica è sulla riforma del lavoro e non si intende rischiare di far cadere il governo, i 'ribelli' annunciano che voteranno sì alla fiducia ma proseguiranno la battaglia per le modifiche alla delega alla Camera. In Aula i partiti di opposizione, dal M5S, alla Lega, al Sel, a una battagliera FI, fanno ostruzionismo sul calendario dei lavori per provare a impedire che la fiducia venga votata in giornata, come vuole il governo. E quando il presidente del senato, dopo aver ascoltato decine di interventi, impone una stretta mettendo ai voti l'ordine dei lavori, il capogruppo della Lega gli scaglia contro un librone contenente il regolamento del Senato, i grillini urlano "Non si può" e salgono in piedi sui banchi del governo. Nell'emiciclo torna il caos e scoppia la rissa anche tra Sel e Pd: due senatori vengono alle mani e sono separati dai commessi. Il voto di fiducia arriva, ma solo in nottata. Le proteste "sono sceneggiate, non politica. È mancanza di rispetto, si consenta di votare", aveva commentato irritato Renzi ieri sera. Con una sola certezza: "Abbiamo aspettato 40 anni per le riforme, i nostri senatori potranno aspettare ancora qualche ora, ma porteremo a casa il risultato".
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