Cerca e trova immobili
Estero
Italia: fallisce il referendum, amministrative equilibrate
Redazione
17 anni fa

Il referendum sulla legge elettorale è fallito con un record storico negativo: nemmeno un cittadino italiano su quattro si è infatti recato alle urne. Per essere valida la votazione avrebbe dovuto superare il quorum del 50%. Affluenza maggiore, invece, alle elezioni amministrative, nelle quali il centrodestra ha guadagnato terreno, ma senza dilagare. L'esito nazionale non lascia dubbi: i primi due quesiti, che miravano a eliminare alla Camera e al Senato il premio di maggioranza attribuito alle coalizioni, hanno avuto entrambi una quota di votanti pari al 23,4%. Il terzo, che chiedeva di eliminare la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni, ha registrato una partecipazione lievemente più alta, totalizzando un 24,1%. La votazione popolare sulla legge elettorale ha avuto il record negativo di affluenza nella storia dei referendum e ciò "merita una riflessione", ha detto il ministro dell'interno italiano, Roberto Maroni, comunicando al Viminale i dati sulla partecipazione alla consultazione referendaria. Maroni ha anche annunciato che proporrà una modifica sulla legge che regola i referendum, "per evitare che uno strumento importante di democrazia diretta diventi inutile". Dal 1995, su 25 referendum neanche uno ha infatti superato il quorum. Dopo il nuovo record di astensioni, centrodestra e centrosinistra concordano sia nell'analisi sia sui punti d'intervento per rivitalizzare l'istituto di democrazia diretta previsto dalla costituzione. Diversi esponenti hanno in particolare proposto di aumentare il numero di firme necessarie per indire il referendum e di abbassare o addirittura annullare il quorum: si tratta di "uno strumento per annullare il voto popolare", ha affermato il deputato del Partito democratico (Pd) Massimo D'Alema. Dove si votava anche per i ballottaggi, i votanti per il referendum sono comunque stati più numerosi, al punto che in molti casi si è raggiunto il quorum. Un dato non trascurabile, considerando le polemiche che si scatenarono attorno alle date in cui collocare il voto. L'affluenza alle urne per le elezioni comunali è stata del 61%, per le provinciali del 46%. I cittadini erano tenuti a designare i presidenti di 22 province e i sindaci di 98 comuni, di cui 15 capoluoghi di provincia. Il centrodestra ha tolto qualche provincia al centrosinistra (tra le quali Milano e Venezia), ma non ha dilagato. Il centrosinistra si è confermato nelle proprie roccaforti (in primis Bologna, Firenze e Bari), ma non è riuscito ad approfittare dei guai del premier Silvio Berlusconi. La tornata delle amministrative si è chiusa quindi senza che nessuna delle due coalizioni sia finita al tappeto. Rispetto a cinque anni fa, il centrodestra ha portato dalla sua parte province e comuni che erano dell'avversario. Ma anche il Pd non è uscito sconfitto dall'appuntamento con i ballottaggi: i risultati danno così una boccata d'ossigeno ai Democratici e ai loro alleati, non solo per la tenuta delle posizioni in Toscana ed Emilia, ma anche per l'inatteso testa a testa di Milano dove il candidato del Popolo della Libertà (PdL), Guido Podestà, l'ha spuntata per poche migliaia di voti, grazie anche alla Lega. ATS

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata