
Udine doveva essere l'ultima destinazione e così è stato: Beppino Englaro è riuscito a trasferire la figlia Eluana in Friuli per il suo ultimo viaggio, quello che porterà la donna, in stato vegetativo da 17 anni, a riposare accanto ai nonni, a Paluzza, in Carnia, terra che le non aveva mai smesso di amare. Troverà così soluzione, salvo nuovi stop della politica o della magistratura, una vicenda cominciata il 18 gennaio 1992 quando Eluana rimase gravemente ferita in un incidente stradale tanto da non risvegliarsi più, perché inutili si sono dimostrati tutti i tentativi sanitari di ridarle una vita dignitosa. E proprio da quel giorno è cominciato il calvario di papà Beppino che ha insistito e voluto che lo Stato riconoscesse il suo diritto a staccare la spina che tiene in vita la figlia. Diritto che gli è stato sancito da un decreto della Corte d'Appello di Milano poi confermato da una sentenza della Cassazione. E proprio a Udine Beppino ha trovato i supporti necessari per assecondare il volere della figlia ("Ha sempre detto che questa non era vita) e cioé uno studio legale in grado di predisporre un protocollo per il distacco del sondino e una struttura assistenziale disposta ad accogliere Eluana nei suoi ultimi giorni di vita. Da Lecco - dove la donna era assistita dalle suore Misericordine - oggi Eluana è giunta a Udine sotto una pioggia battente e fredda. Solo giornalisti, reporter e forze dell'ordine ad attenderla. Lei è stata accolta nel reparto maschile dei malati di Alzheimer, alla casa di riposo 'La Quiete', in una stanza che dà su via Pracchiuso, uno dei borghi storici della città. Qui - come ha riferito l'avvocato di famiglia, Giuseppe Campeis - Eluana sarà assistita 24 ore su 24 da un'equipe volontaria composta da due medici e da una decina di infermieri professionali. Il protocollo è molto dettagliato e si rifà al decreto della Corte d'Appello. Eluana nei primi giorni sarà alimentata come a Lecco, poi comincerà la lenta e graduale operazione di riduzione dell'alimentazione. Vivrà per due, massimo tre settimane, salvo nuovi stop perché - ammonisce Campeis - tranquilli non si può mai esserlo. In Italia può succedere di tutto". Ipotetici stop, infatti, potrebbero venire dalla Procura della Repubblica di Udine (alla quale sono stati inviati esposti con la richiesta di intervento) o dalla politica ("verificheremo gli atti formali possibili, ma resta confermato il divieto di stop dell'idratazione e della nutrizione del Servizio Sanitario Nazionale", ha detto il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi). Udine si è accorta di quello che stava accadendo attraverso l'assedio mediatico. La città ha proseguito la sua vita senza particolari scossoni o sussulti. L'arcivescovo, Pietro Brollo, ha invitato tutti i fedeli della diocesi "a pregare sia per Eluana, sia per la famiglia Englaro, sia, infine, per i tanti volontari che assistono le persone nella sofferenza"; il sindaco Furio Honsell, ligio alla consegna del silenzio imposto dalla famiglia, si è ripetuto parlando "di necessità di dare una risposta civile a una vicenda umana straziante"; Manuela Di Centa ha auspicato che questa "dolorosissima storia non pregiudichi l'immagine del Friuli nel mondo", mentre i politici nazionali si sono divisi con diciarazioni anche pesanti, alcuni rivolgendo un appello al Governo affinché intervenga con un decreto d'urgenza. A tutti ha risposto l'avvocato Campeis. "Un decreto - ha detto - non può incidere su una sentenza passata in giudicato". L'avvocato ha poi detto che il protocollo siglato é molto dettagliato "in modo che tutta la procedura che seguiremo sia legittima e si collochi nell'alveo di quanto previsto dalle sentenze". La vicenda umana di Eluana, quindi, dovrebbe o potrebbe concludersi nelle prossime settimane. A Udine come previsto e voluto dalla famiglia. "Io non parlo più - ha detto oggi Beppino - e deciderò alla fine se varrà la pena o meno di farlo". Ma è chiaro a tutti che al di là della vicenda umana, di Eluana, della sua storia, della sua vicenda processual
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