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Estero
Italia: elezioni, le prime mosse di Berlusconi
Redazione
18 anni fa

All'indomani della schiacciante vittoria elettorale, le prime mosse di Silvio Berlusconi sembrano tutte indirizzate al pragmatismo: la lista dei ministri in settimana, il governo in pochi giorni e soprattutto alcuni obiettivi concreti e immediati (sicurezza, federalismo, soluzione dell'emergenza rifiuti, alleggerimenti fiscali). Il leader del Pdl non si è detto preoccupato per l'impronta nordista impressa dalla Lega al risultato elettorale: Umberto Bossi, ha fatto sapere, è praticamente un amico e non ha mai ostacolato l'azione dell'esecutivo. Parole tranquillizzanti, rivolte agli osservatori internazionali assieme all'assicurazione di godere della fiducia di tanti leader stranieri che lo hanno chiamato per congratularsi, sicuri che l'Italia abbia imboccato la via del cambiamento. Il premier in pectore ha voluto spegnere sul nascere le possibili polemiche che hanno segnato la sua precedente esperienza di governo a livello europeo, guardando ad un orizzonte che impone difficili scelte comuni di politica monetaria e commerciale in uno scenario di recessione mondiale. Il Cavaliere ha poi confermato la disponibilità al dialogo col Partito democratico sulle riforme, ma senza grandi concessioni: le presidenze dei due rami del Parlamento andranno al Pdl e non ci sarà nessuna nuova Bicamerale, anche per la notevole semplificazione impressa al quadro politico dal voto. Walter Veltroni ha preannunciato un governo ombra, ma ha detto anche di non vedere un buon inizio nelle parole di Berlusconi. Veltroni teme infatti una chiusura al dialogo, di là delle parole di circostanza, e pensa di avviare il dialogo con l'Udc. Veltroni ha ammesso che i democratici non sono riusciti a toccare le corde più profonde dei cittadini su pressione fiscale e sicurezza e a questo devono in parte la sconfitta. Il segretario democratico dovrà però prima risolvere i problemi interni. L'obiettivo politico di rivoluzionare il panorama italiano è stato raggiunto, ma ora si tratta di affrontare la battaglia del radicamento. Veltroni ritiene che sulla sconfitta abbia pesato il giudizio dell'opinione pubblica sul governo Prodi. Il leader del Pd ha dichiarato di non riconoscersi nel ruolo del killer, ma è proprio ciò che gli rimproverano tutti i maggiori esponenti della sinistra radicale divisa tra autocritica e indignazione verso il Pd. ATS

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