
'Partito della Liberta' o 'Popolo della Liberta' che sia, la nuova creatura politica di Silvio Berlusconi cambia la faccia del centrodestra. Manda in archivio la vecchia Cdl. E provoca uno strappo sanguinoso, soprattutto con An. Per il resto, infatti, si chiamano fuori anche Udc e Lega, ma con modi e toni molto diversi dal partito di Gianfranco Fini. Tra le piccole formazioni dell'opposizione, invece, è una corsa a salire sul carro del Cavaliere. Ci stanno La Destra di Storace, Azione Sociale di Alessandra Mussolini, i siciliani dell'Mpa, il Pri, che pure per ora non si scioglieranno. Ma è nel rapporto Berlusconi-Fini che gli equilibri della vecchia coalizione saltano. "Noi nel nuovo partito? Non se ne parla nemmeno. An non si scioglierà", taglia corto Fini di prima mattina. E attacca un progetto che considera "una scorciatoia plebiscitaria, confusa e personalistica". Di fatto poco più del "restyling di Fi". Ognun per sé, insomma, cercando di tenere unita in prospettiva almeno l'idea di un grande raggruppamento di centrodestra. Ma ciascuno con la propria, distinta, identità. E con Fini si schiera tutto il partito. Da Alemanno a Gasparri, da Matteoli a Landolfi. Dalla riforma elettorale, invece, pensa di ripartire l'Udc. I centristi, con l'eccezione di Carlo Giovanardi ("sciogliamoci" nel Pdl), liquidano senza troppo drammatizzare l'idea del nuovo partito. Anche perché sperano possa aprire al centro spazi di consenso. "Non c'eravamo prima, non ci stiamo adesso. Noi pensiamo al Ppe", taglia corto Lorenzo Cesa. Tanto più che "il leader è sempre Berlusconi e, come dice Rocco Buttiglione, la sua svolta solitaria è un esempio di "politica padronale". ATS
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