
Una giudice "temibile e scomoda", che si contraddistingue per il "silenzioso lavoro del bene, frutto della forza di una singola persona che dedica la propria vita a perseguire gli artefici e gli ideatori del male". È con queste motivazioni che l'ex procuratrice capo del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e l'ex Jugoslavia, Carla Del Ponte, ora ambasciatrice svizzera in Argentina, ha ottenuto il premio diritti umani "Città di Orvieto". La Del Ponte, proprio nel giorno del 17esimo anniversario della strage di Capaci, ha spiegato poi che destinerà i 10 mila euro del premio alla fondazione "Francesca e Giovanni Falcone". "In questa giornata - ha detto - di solito sono a Palermo per ricordare Falcone, dedicare a lui questo premio mi è sembrato un giusto gesto. Da anni ho intrapreso un'altra strada rispetto alla battaglia contro la mafia, ma è comunque importante che si continui a lottare, proprio come succede nei crimini internazionali, cominciando dal basso per poi risalire - ha detto - fino ai capi, i diretti responsabili". "Ben pochi - ha poi aggiunto l'ex procuratrice ticinese nel corso di una lectio magistralis sul tema dei diritti umani al palazzo del Popolo di Orvieto, dove si è svolta la cerimonia - qualche anno fa pensavano fosse possibile processare gli alti responsabili politici e militari per crimini contro l'umanità; invece abbiamo dimostrato che si tratta di una sfida immensa ma possibile, anche se siamo ancora molto lontani dalla definitiva sparizione di questi atti atroci. E poi, ci sono ancora giudici che hanno paura di definire la parola genocidio, preferendo farne un'interpretazione piuttosto restrittiva". ATS
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