
A firmare la giornata dei pacchi bomba che ieri ha messo sotto scacco Roma e' la Federazione anarchica informale (Fai). ''Abbiamo deciso di far sentire di nuovo la nostra voce con le parole e con i fatti. Distruggiamo il sistema di dominio. Viva la Fai, viva l'Anarchia. Federazione Anarchica Informale cellula rivoluzionaria Lambros Fountas'', si legge in una parte del testo che la Digos sta vagliando. Dopo le prime voci che si erano rincorse nel pomeriggio di ieri, il legame con la Grecia ormai e' chiaro, Lambros Fountas e' un anarchico greco ucciso a marzo scorso ad Atene durante uno scontro a fuoco con la polizia. C'e' un legame stretto tra le azioni svolte dagli anarchici greci e quelli italiani che va avanti dal 1998, quando una ventina di esponenti di spicco dei movimenti anarchici greci parteciparono in Piemonte ai funerali di Edo 'Baleno' Massari, l'anarchico accusato degli attentati in Val di Susa contro l'alta velocita' suicidatosi in carcere. Secondo gli investigatori inoltre, la tipologia dell'ordigno e gli obiettivi scelti, riconducono al mondo anarco-insurrezionalista e a quelle sigle che in passato hanno gia' colpito in Italia. E la rivendicazione dei pacchi bomba che hanno scosso le ambasciate di Svizzera e Cile provocando due feriti e' arrivata in serata. Ripercorrendo la giornata di ieri, il primo pacco bomba e' esploso nella sede romana dell'ambasciata elvetica in tarda mattinata. Un addetto al ricevimento corrispondenza, 53 anni, e' stato ferito alle mani, soprattutto a quella sinistra, ed e' stato ricoverato al reparto di chirurgia dell'ospedale Umberto I. A distanza di poco piu' di un'ora, una seconda esplosione si e' verificata nell'ambasciata del Cile, in via Po. Il pacco, spedito dall'Italia, ha ferito un funzionario amministrativo di 46 anni, anche lui e' stato trasportato dal 118 al policlinico Umberto I. Il secondo pacco bomba ha dato il via ad una serie di falsi allarmi. Il primo e' partito dall'ambasciata ucraina in via Guido D'Arezzo. Il vigilante, insospettito, ha chiamato i carabinieri che hanno accertato che non si trattava di un pacco bomba. Lo stesso e' avvenuto nelle sedi diplomatiche di Slovenia ed Estonia. Intanto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo.
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