
Sconvolgendo i pronostici dei sondaggi pre-elettorali il partito Kadima (centro) di Tzipi Livni è uscito dalle elezioni politiche israeliane di ieri riconfermandosi partito di maggioranza relativa con 28 seggi alla Knesset, seguito a ruota dal Likud (destra, opposizione) di Benyamin Netanyahu con 27. L'esito della consultazione elettorale ha pure visto salire vistosamente alla ribalta il partito arabofobo di destra radicale Israel Beitenu (IB) di Avigdor Lieberman, divenuto con 15 seggi il terzo partito del paese. Sulla carta il leader del Likud dovrebbe avere vita più facile della Livni, che lo ha invitato ad un governo di unità nazionale, poiché sembra poter contare sul sostegno delle formazioni di destra, sufficiente per superare il quorum minimo per la maggioranza (61 seggi). Ma il leader di IB, divenuto ago della bilancia, si è intanto affrettato a dichiarare di non essere nella tasca del Likud e nemmeno di Kadima. Il responso delle urne ha visto il chiaro rafforzamento della destra e il non meno chiaro tracollo della sinistra sionista, evidenziato da quello del partito laburista di Ehud Barak, sceso a 13 seggi (19 nella legislatura che si è conclusa) e di Meretz sceso da 5 a 3 seggi. I raggruppamenti dei partiti religiosi ortodossi aschenaziti e sefarditi e dei partiti arabi hanno sostanzialmente conservato i loro seggi. I risultati delle spoglio delle schede sono pressoché finali; non sono stati ancora contati i voti dei soldati, degli invalidi e dei diplomatici all'estero. Non cambieranno fondamentalmente il quadro elettorale ma potrebbero causare ritocchi nella distribuzione dei seggi. Il presidente Shimon Peres comincerà le consultazioni con i partiti quando tra alcuni giorni riceverà i risultati ufficiali. Non perdono però tempo i leader dei diversi partiti che già oggi hanno cominciato a muovere i primi passi alla ricerca di alleati per una coalizione di governo. ATS
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