
Successo personale oltre ogni attesa per Tzipi Livni e Kadima, il partito centrista ereditato da Ariel Sharon, e sorpasso in extremis sul Likud di Bibi Netanyahu, ma blocco delle destre complessivamente in vantaggio (con 65 seggi sui 120 della Knesset) e sinistra sionista al peggior risultato della sua storia. E' questo, secondo gli exit poll, il verdetto delle elezioni politiche svoltesi oggi in Israele e caratterizzate anche dalla conferma dell'ascesa di Israel Beitenu, il partito arabofobo ultrà di Avigdor Lieberman capace di scavalcare i Laburisti per il terzo posto. Un verdetto che non impedisce a Netanyahu di rivendicare la poltrona di primo ministro a dispetto della maggioranza relativa sfumata. E che, sul fronte palestinese, fa già gridare alla minaccia di "paralisi" del processo di pace, o di ciò che ne resta. Ma che per molti osservatori può significare solo esecutivo di unità nazionale o ingovernabilità. E su cui, comunque, anche Kadima prova a giocare le sue carte, annunciando di volerle sparigliare fino a non escludere di riconoscere a Lieberman un ruolo da arbitro pur di far diventare Livni la seconda premier donna del Paese 36 anni dopo Golda Meir. Sullo sfondo di una giornata tempestosa e plumbea, come raramente capita sotto il cielo d'Israele, il voto ha visto una partecipazione superiore al previsto dopo una campagna apatica - in contrasto coi problemi drammatici del Paese - segnata da un generale pessimismo, dall'ombra della sanguinosa guerra di gennaio nella Striscia di Gaza e dall'inquietudine per i programmi atomici dell'Iran. ATS
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