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Israele senza maggioranza, ma per Netanyahu è “vittoria”
Foto Shutterstock
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Keystone-ats
5 anni fa
Per la quarta volta in due anni il paese si trova senza una maggioranza chiara, con il partito nazionalista che rimane l’ago della bilancia

Israele di nuovo senza una maggioranza chiara nelle quarte elezioni in due anni. Dopo lo spoglio del 64% dei voti delle elezioni legislative, resta confermato lo stallo fra il Blocco delle destre che sostiene Benyamin Netanyahu e i suoi oppositori.

Maggioranza ancora sospesa
Il partito nazionalista Yemina di Naftali Bennett, che mantiene una posizione intermedia fra i blocchi, resta per ora l’ago della bilancia. I fautori del premier, secondo Haaretz, dispongono di 56 seggi sui 120 della Knesset e Bennett ne ha sette. Senza il suo sostegno il Likud - che si conferma il primo partito (31 seggi) - non potrebbe formare un nuovo governo.

Netanyahu: “Vittoria gigantesca”
Malgrado ciò il premier Netanyahu ha annunciato “una vittoria gigantesca per la destra e per il Likud”. “È chiaro - ha aggiunto - che una netta maggioranza dei cittadini di Israele è di destra e vuole un governo di destra. E questo è quello che faremo”.

Netanyahu non ha sfondato a livello di coalizione. Infatti, il fronte eterogeneo anti-premier - secondo i dati di Canale 13 - raggiunge sulla carta i 59 seggi (due in meno dei 61 necessari per la maggioranza alla Knesset) mentre il blocco del premier (Likud, partiti religiosi e sionisti religiosi) senza Bennett, si fermerebbe a 54, sempre secondo gli exit poll.

Solo Bennett potrebbe portare nuovo ossigeno, ma la strada appare ancora incerta, visto anche il fluttuare dei seggi in attesa dei voti reali. E anche lo scrutino dei voti dei soldati, dei diplomatici all’estero e anche delle sezioni dedicate ai malati del covid e di quelli in quarantena.

La più bassa affluenza dal 2009, specie tra gli arabi
Al secondo posto nella graduatoria dei partiti c’è il centrista Yair Lapid con 16 seggi, mentre il suo ex alleato Benny Gantz risale fino a 8 seggi. Sorpresa dei Laburisti e anche di Gantz ma anche, a destra, dei sionisti religiosi di Smotrich e Ben Gvir. Il voto è stato contraddistinto dalla più bassa affluenza dal 2009: il definitivo è di 67,2%, circa il 5% meno dello scorso marzo.

E sembra riguardare soprattutto il settore degli arabo-israeliani: pare abbia registrato un circa 10% in meno. Per questo tutti i partiti - soprattutto quelli minori, sia a destra sia a sinistra, preoccupati di non riuscire ad oltrepassare la soglia di sbarramento del 3,25% - hanno esortato incessantemente la gente andare a votare.

Pochi ai “seggi Covid”
Ma anche nei seggi destinati ai malati di covid e alle persone in quarantena - nonostante il grande dispendio di energie e di mezzi messi in campo dallo Stato in quelle che sono state le elezioni più costose della storia di Israele - non è andata bene, come hanno riferito i media. A metà pomeriggio, i dati segnalavano che solo 1.200 malati su 6.700 avevano votato.

Il giorno delle elezioni è stato caratterizzato anche da una forte drammatizzazione, soprattutto da parte delle formazioni di centro. “E’ il momento della verità - ha ammonito il centrista Yair Lapid, maggior avversario di Netanyahu -. Ci sono solo due opzioni: o un nostro governo o un governo oscurantista, pericoloso, razzista e omofobo che prenderà i soldi da chi lavora per darli a chi non lavora”.

Parole forti che hanno fatto il paio con quelle di Benny Gantz, bruciato dall’abbraccio di governo con il premier. “Andate a votare e scegliete Blu Bianco - ha detto l’attuale ministro della Difesa - perché altrimenti una quinta tornata di voto potrebbe non avere luogo. Avremo un nuovo tipo di governo”.

Netanyahu, che prima del voto insieme alla moglie Sarah è stato al Muro del Pianto a Gerusalemme, ha invocato la vittoria nel bigliettino infilato tra le sacre pietre e si è augurato la tornata elettorale fosse “l’ultima”. “Non restate a casa - aveva esortato - andate a votare”.

La visita di Netanyahu al Muro del Pianto non è stata l’unica: anche Benny Gantz c’è andato. Se i risultati reali confermeranno gli exit poll, ci si attende una lunga strada prima di vedere un nuovo governo israeliano: le opzioni sono tutte aperte, anche un quinto voto.

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