
La Knesset, il parlamento israeliano, ha sciolto la legislatura, confermando il 17 marzo prossimo la data per le elezioni anticipate. È l'ultimo passo formale che segna la fine della legislatura e anche del terzo governo di Benyamin Netanyahu, durato poco più di un anno e mezzo. Insieme a Netanyahu (il cui governo resterà in carica fino al voto) si dissolve la coalizione destra-centro che ha retto il paese e che si è sbriciolata dopo il licenziamento da parte del premier dei due ministri centristi Yair Lapid e Tizpi Livni. E se è vero che da qui a marzo molte cose possono cambiare, secondo vari sondaggi di questi giorni non è così scontato che Netanyahu torni a fare il primo ministro. L'ostacolo maggiore ad un quarto mandato dell'uomo forte del Likud - e Israele in passato ha riservato varie sorprese sull'alternanza al potere anche nei casi più scontati - viene proprio da un possibile blocco tra centristi (come Lapid e Livni) e laburisti guidati da Isaac Herzog. Un sondaggio commissionato oggi dalla tv della Knesset da 23 seggi (su 120) ad un cartello laburisti-Livni contro i 21 seggi del Likud. Un'altra ricerca ha indicato nel 65% la quota di israeliani non più favorevoli a Netanyahu. 'Queste elezioni - ha detto chiaro e tondo Livni - sono un'opportunità per sostituire l'attuale primo ministro. Mi auguro che il popolo comprenda che questa è un'opportunità per compiere il cambio". Non da meno Herzog: "i laburisti si stanno avviando a diventare i partito di governo a capo di un grande blocco centrista". Senza contare l'appoggio che, secondo alcuni, potrebbe venire dal partito religioso Shaas (ora fuori dal governo) di cui alcuni dirigenti si sono espressi a sfavore di Netanyahu. E neppure quello che si dice possa arrivare dall'uomo ancora senza partito e senza struttura: l'ex ministro del Likud Moshè Kahlon indicato da molti come la possibile sorpresa delle elezioni di marzo e più incline, sembra, ad una possibile politica di alleanza con il blocco di centro. Se i sondaggi possono essere fallaci, un dato, a giudizio degli analisti, sembra certo: il 17 marzo sarà un referendum pro o contro Netanyahu. Il primo passaggio per l'attuale premier sarà comunque vincere le primarie del Likud previste il prossimo 6 gennaio, anche se in questo caso non dovrebbero esserci dubbi.
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