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Estero
Israele: protesta sociale a ritmo pop, folle in piazza
Redazione
15 anni fa

Proteste a ritmo di musica, stasera, nelle piazze israeliane in ebollizione da settimane per la crisi sociale che investe il Paese. Piazze affollate, in queste ore, da decine di migliaia di persone, a dispetto delle prime notizie di episodiche provocazioni da parte di bande di simpatizzanti dell'ultradestra nazionalista ebraica, dirette in particolare contro dimostranti della minoranza araba. Malgrado il sabato, giornata di riposo per gli ebrei, i picchetti e gli accampamenti - estesisi da Tel Aviv a Gerusalemme e a molte altre località - sono rimasti presidiati a oltranza per tutta la giornata. Mentre in serata concerti di solidarietà sono stati inaugurati da alcune delle più note star musicali nazionali in ben nove città attirando una fiumana di gente a Tel Aviv (dove migliaia di persone si sono radunate in corteo dalla bianca piazza del teatro Habima fin dal tardo pomeriggio), ma pure a Haifa, Gerusalemme e altrove. Imponente il dispositivo di sicurezza allestito dalla polizia, anche se il clima è rimasto, almeno per oggi, da happening. Sui vari palchi, a incoraggiare gli 'indignados' israeliani e a condividerne gli slogan, si sono alternati cantanti pop e folk tra i più popolari del Paese: Yehuda Poliker e Dana Berger a Tel Aviv; Quami de la fox a Haifa; e soprattutto, a Gerusalemme, Aviv Gefen, artista ribelle per antonomasia in Israele, rimasto nella memoria di molti anche per aver animato il 4 novembre 1995 il grande raduno per la pace di Tel Aviv al termine del quale l'allora premier laburista Yitzhak Rabin fu assassinato dalla pistola d'un giovane colono estremista. Presenze che hanno cancellato l'inquietudine suscitata nelle ore precedenti fra i bivacchi di boulevard Rotschild, avamposto originario della 'rivolta delle tendè nel cuore di Tel Aviv, dall'incursione d'un manipolo di attivisti di destra che ha devastato una tenda occupata da arabo-israeliani e strappato una bandiera palestinese issata da un presidio di pacifisti. Sul fronte politico, intanto, il premier Benyamin Netanyahu (Likud, destra), bersaglio numero uno dei manifestanti, appare intenzionato a un intervento di riduzione delle tasse sul lavoro dipendente. Ma l'iniziativa non pare sufficiente a calmare le acque, dopo l'impatto pressochè nullo di un annunciato piano-casa. Mentre le parole d'ordine della 'rivoltà scavalcano ormai la barriera fra maggioranza ebraica e minoranza araba del Paese, minacciando invece di allargare, in prospettiva, il fossato - di difficile gestione per la destra - fra religiosi e laici e fra insediamenti e resto del Paese: in virtù delle cospicue risorse che zeloti e coloni sottraggono agli altri. Nata proprio a Tel Aviv, sotto forma di denuncia del carovita e del costo delle abitazioni, la protesta israeliana si è del resto trasformata gradualmente in una ribellione ampia - che coinvolge fasce sociali disagiate, ma anche studenti e categorie della classe media impoverita come i medici pubblici - contro il governo, il ceto politico in genere, i tagli allo Stato sociale e "il neocapitalismo selvaggio". Il tutto in un clima di partecipazione che continua a crescere e che domani dovrebbe dar vita a una nuova ondata di raduni coordinati su scala nazionale: annunciati in contemporanea da nord a sud del Paese ATS

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