
È prevista una lunga fase di schermaglie procedurali, forse di "sei mesi", prima che l'atto d'accusa per truffa, riciclaggio e altri reati formalizzato ieri dalla procura di Stato israeliana contro il ministro degli esteri (e leader della destra radicale) Avigdor Lieberman si concretizzino in un'incriminazione definitiva. Lo precisano oggi fonti legali citate dai media all'indomani del clamoroso - ma non inatteso - annuncio dei capi d'imputazione, sottolineando come l'ipotesi di dimissioni del ministro vada quindi rinviata. L'iniziativa della procura - giunta 18 mesi dopo che la polizia si era pronunciata a favore dell'incriminazione - è al momento all'esame degli avvocati difensori del ministro. Che secondo il giornale "Haaretz" la studieranno per "alcuni giorni" prima di raccomandare al loro assistito di chiedere al procuratore capo, Yehuda Weinstein, di essere ascoltato. Lieberman, che si proclama innocente, ha affermato ieri sera - dinanzi a un'assemblea del suo partito, Israel Beitenu - di essere certo che dopo 15 anni di indagini la formalizzazione dell'inchiesta gli permetterà di dimostrare d'aver agito "nel rispetto della legge". Egli ha aggiunto di non avere per il momento intenzione di dimettersi e di voler garantire la stabilità del governo di Benyamin Netanyahu (per la cui tenuta Israel Beitenu è determinante). Ma ha pure sostenuto d'aver "sempre onorato le promesse", lasciando dunque intendere di non voler rinnegare l'impegno, ribadito a più riprese in passato, d'essere pronto a rassegnare le dimissioni nel momento in cui la vicenda che lo riguarda dovesse approdare a un rinvio a giudizio ufficiale. ATS
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