Cerca e trova immobili
Estero
Israele: governo; Netanyahu e Livni, dialogo continua
Redazione
18 anni fa

Non c'é stata rottura ma decisione di continuare il dialogo. Questo, stando alle prime notizie, l'esito del faccia a faccia che il premier designato israeliano e leader del Likud, Benyamin Netanyahu, ha avuto questa notte a Gerusalemme con la signora Tzipi Livni, leader del partito di maggioranza relativa Kadima, nel tentativo di aprire la strada alla formazione di un governo di unità nazionale con le maggiori forze politiche del paese. Netanyahu, a quanto si è appreso, ha detto di ritenere che vi siano diversi punti in comune tra le rispettive posizioni su questioni politiche importanti e di sperare perciò che sia possibile trovare un modo per superare i contrasti che tuttavia esistono. Ma in seno a Kadima le possibilità di un'intesa sono sempre stimate molto basse: Tzipi Livni ha detto dopo i colloqui che restano "divergenze sostanziali". In vista dell'incontro la signora Livni, in una seduta alcune ore prima col gruppo parlamentare di Kadima (28 deputati), era parsa preferire il passaggio ai banchi dell' opposizione per proporsi come alternativa di governo, forse nella convinzione che un governo formato dal Likud (27 deputati) con i soli partiti di destra estrema e confessionali sarebbe condannato alla paralisi e destinato ad una vita breve. La Livni aveva infatti indicato di non essere disponibile a compromessi sul suo programma politico nei dichiarare ai suoi deputati che Kadima "tradirebbe la fiducia dei suoi elettori se dovesse entrare in un governo in cui non facesse da guida". Fonti informate hanno riferito che la signora Livni vuole da Netanyahu un inequivoco impegno a proseguire il processo di pace con i palestinesi in conformità con quanto stabilito nel vertice di Annapolis (novembre 2007), cioé costituzione di uno stato palestinese - cosa che implica il ritiro di Israele da tutta o quasi tutta la Cisgiordania e lo sgombero di tutti o quasi tutti gli insediamenti - e un negoziato su tutte le questioni al centro del contenzioso, come il futuro stesso di Gerusalemme. Ma stato palestinese e spartizione di Gerusalemme sono proprio due delle questioni sulle quali i partiti di destra e anche quelli confessionali hanno posto a Netanyahu un chiaro veto. L'appoggio di questi partiti ha dato al Likud una base parlamentare più ampia di quella di Kadima e a non ha perciò lasciato al presidente Shimon Peres altra scelta se non quella di conferire l'incarico di formare un governo a Netanyahu. In preparazione dell'incontro il premier designato aveva fatto trapelare alla stampa il pacchetto di offerte che era sua intenzione presentare alla Livni: formulazione congiunta del programma del governo e diritto di veto a Kadima, un numero di portafogli ministeriali uguale a quello del Likud e l'assegnazione a Kadima di due dei tre ministeri chiave, esteri, difesa o tesoro. Su un solo punto egli sarebbe rimasto irremovibile: il rifiuto di un'alternanza alla guida delgoverno con la Livni. Netanyahu si è detto certo che "un governo di unità nazionale sia possibile a condizione che non vi siano diktat da nessuna parte". Per Netanyahu l'ideale - per ora utopico -sarebbe la costituzione di un governo assieme a Kadima, ai laburisti di Ehud Barak, allo Shas (partito confessionale) e a Israel Beitenu di Avigdor Lieberman. Il leader del Likud appare conscio delle apprensioni che l'eventuale formazione di un governo di destra suscita all' estero e in particolare negli Stati Uniti e per questo motivo si é affrettato a dichiarare la sua volontà di cooperare col presidente Barak Obama "per realizzare i comuni obiettivi di pace, sicurezza e prosperità per noi e per i nostri vicini". ATS

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata